Coming out in val di Cembra

Un documentario che fa già discutere: per il tema, per l’approccio, per la lingua usata (il dialetto), per la partecipazione a festival internazionali

“Vergòt”, ovvero: che cosa c’è dietro la normalità le solite immagini oleografiche del mondo contadino? Qualcosa, certo. Ma che cosa?
Cecilia Bozza Wolf minimizza: “È una storia qualsiasi che racconta qualcosa che potrebbe accadere in qualunque famiglia”.
Già, ma anche se la regista e film-maker di “Vergot” lo racconta come un tema ordinario, questo film documentario farà parlare e scorrere qualche ruscello di inchiostro.
Un fiume, l’Avisio, che scorre sul fondovalle. Un villaggio, come tanti, nella bassa Valle di Cembra. Un ragazzo, come molti, di diciassette anni. Appena fuori dall’adolescenza, una sera, nel bagno di un locale dove si faceva musica viene “beccato” dall’autrice-regista mentre si passa una sorta di rossetto sulle labbra.
“Ma sei gay”, gli ho domandato? “Lui mi ha guardata sorpreso. Ha negato decisamente e se ne è andato borbottando. Poi, nella notte, mi ha scritto un messaggio: “Sono gay”. il resto è venuto dopo, con il tempo.


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Una fascia per Giorgia

Bella, alta, bionda. Ma non solo. Giorgia Zenatti, diciottenne di Rovereto che ha conquistato un importante riconoscimento nel recente concorso di Miss Italia, ha molti progetti per il suo futuro. E, insieme a tante altre curiosità, li ha raccontati a TRENTINOMESE.



Arriva trafelata al nostro appuntamento, con una borsa da viaggio al seguito, pronta a partire per Treviso per una campagna pubblicitaria, uno dei tanti impegni che la vedono protagonista in questo periodo. Ma nonostante gli orari e i vincoli di tempo, sfodera uno dei suoi bei sorrisi e si accomoda nello studio, pronta a raccontare ed a raccontarsi.
Dalle prime informazioni riusciamo subito a capire che Giorgia possiede molte qualità, tra le quali spicca l’attitudine allo studio. Diplomatasi quest’anno al Liceo Linguistico di Rovereto con la massima valutazione, 100 (wow!), a breve inizierà a frequentare l’Università trilingue a Bolzano, dove studierà economia e management.

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Mauro Giacca: "Meglio sognare che non farlo"

Ecco un vero self made man. Una casa super domotica, tra classicità e design ultramoderno. Un’azienda leader nel settore della componentistica elettrica e un grande progetto sul calcio Trento che comincia a dare i suoi frutti. Mauro Giacca lavora con la convinzione che la sinergia sia la parola chiave per raggiungere qualsiasi traguardo nella vita. Anche quelli tracciati dalle passioni più grandi. Insomma, una storia personale che forse è anche un po’ la storia di una comunità.

La sua casa, innanzitutto. Una costruzione che non passa inosservata. Potrebbe esserlo su una rambla di Barcellona o su una collina di Los Angeles, ma qui a Trento, a due passi dall’ospedale Santa Chiara, inosservata proprio non riesce ad esserlo. A definirne lo stile ci penserà lui stesso all’interno dell’articolo che TrentinoMese ha deciso di dedicargli questa volta. Lui è Mauro Giacca, classe 1971, viso da ragazzo, idee da uomo navigato e convinzioni da saggio capo indiano. Una breve vita quella che fino ad oggi ha voluto dividere in tre, tra gli affetti, la passione per il lavoro e quella per lo sport più bello del mondo: il calcio.


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Qui si cura la libertà



Tutti lo chiamano “carcere”, ma in realtà si tratta di una casa circondariale. I detenuti previsti erano 244, oggi sono 330. Siamo andati a “visitare” la struttura di Spini di Gardolo. Tante le attività svolte all’interno, anche per conto di committenti esterni. E poi abbiamo parlato con alcuni detenuti, registrandone ricordi, speranze e recriminazioni...

Più che privare della libertà, il carcere la congela, la custodisce come si fa con una cosa preziosa. Ma la nostra visita ci ha fatto balenare nella mente un’altra immagine suggestiva: quella di un’incubatrice. Come se la libertà di chi ha commesso un crimine fosse una sorta di nascita prematura che necessità. Oppure un malanno che va debellato quanto prima.
Intanto cominciamo col dire che quello di Spini, se genericamente è usuale chiamare “carcere”, è in realtà una casa circondariale, cioè un carcere giudiziario e non una casa di reclusione. Insomma, vi sono detenute solo le persone in attesa di giudizio e quelle condannate a pene inferiori ai cinque anni (o con un residuo di pena inferiore ai cinque anni). Fine della lezioncina etimologica.
Siamo a Spini di Gardolo, una zona industriale zeppa di capannoni, camion, uffici e officine varie. Sì, un mezzo carcere pure questo, ma a frequenza volontaria. La nostra meta è una costruzione squadrata posta in fondo ad un lungo viale. La prima cosa che salta all’occhio è che non si vedono sbarre; quelle sono tutte all’interno: una piccola ipocrisia architettonica al servizio del politicamente corretto? Forse. Ma ad una prima distratta occhiata non si vedono nemmeno torrette di guardia o filo spinato. Sì, la Casa Circondariale pare proprio l’ennesima azienda dell’aziendopoli posta a nord del capoluogo. Tutt’altra cosa rispetto al vecchio carceraccio di via Pilati: lì le sbarre si vedevano eccome, e pure i detenuti, assieme a tutte le leggende che giravano su quel luogo, docce di acqua fredda comprese...


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Antonello Briosi: “Il segreto è pensare in 3D"

La sua creatura si chiama Metalsistem e immette sul mercato un nuovo prodotto ogni settimana. 800 dipendenti, 100mila tonnellate di acciaio all’anno per colossi come Lidl, Ikea e Gucci. “Senza la passione”, dice, “non si fa nulla e la politica dovrebbe riscoprire il valore della gratuità”. E riguardo al Trentino: “Siamo dei privilegiati e non sappiamo di esserlo”

Tutti sanno che c’è, vedono questa grossa e, per certi versi, elegante struttura industriale alla periferia di Rovereto, tanti ci lavorano e sono tante le famiglie coinvolte tra azienda ed indotto, eppure cosa si faccia esattamente nella Metalsistem SpA resta un mistero per i più. Un mistero affascinante, come spesso accade a certe realtà produttive. La gente – si sa – si aspetta sempre risposte rassicuranti un po’ su tutto. E anche sui prodotti, se non si tratta di qualcosa che si trova in casa (nell’armadio, nel frigorifero, ecc.) allora il mistero è come se si infittisse. Riguardo alla Metalsistem, poi, “Scaffali” è la lapidaria, semplicistica risposta che vi sentirete dare se vi capitasse di domandare un po’ in giro. E che ci faccia un’azienda con 800 dipendenti nel mondo in un periodo nero per l’economia mondiale e come faccia a fare utili tra i tre e i cinque milioni ogni anno sono quesiti talmente impellenti che abbiamo deciso di andare a porre direttamente a colui che è l’artefice di tutto: Antonello Briosi. Classe 1950, una passione per la psicologia e un piglio accattivante, pacato, ma che trasuda genialità da ogni poro, un po’ alla Steve Jobs, per intenderci…

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Polenta e canederli in Usa

Denis Franceschini è un ragazzone trentino che si è accostato per gioco alla ristorazione e maturando ne ha fatto la sua professione. Nel suo locale di New York, clienti Vip come Pierce Brosnan, Jose Carreras, Andrea Pirlo e Ivana Trump sono di casa, perché apprezzano la cucina tricolore

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Mario Marangoni: un highlander dell’industria italiana

Non ama molto le interviste né i giornalisti, ma per noi di Trentinomese ha fatto un’eccezione. Una vita straordinaria la sua. A partire dagli anni dell’adolescenza a Rovereto, nell’officina del padre Giuseppe, quando è scattata in lui la scintilla dell’intrapresa. Una visione chiara dell’economia mondiale che lo ha portato – assieme ai fratelli – a creare un vero e proprio impero economico nel settore degli pneumatici e dei macchinari che li producono. Non si fa pregare per dire la sua su Renzi, Ugo Rossi, la globalizzazione e... la Merkel.Leggi tutto l'articolo…

Daria de Pretis: una trentina a “Corte”

Siamo a casa sua, accanto allo studio legale dove ha lavorato per anni. Insegnamento, esercizio della professione di avvocato, carriera accademica: il suo curriculum è un rutilante bruciare le tappe. Dopo l’inaspettata nomina al rettorato dell’università trentina, nel novembre scorso Daria de Pretis è stata chiamata dal presidente Napolitano a far parte della corte costituzionale. Ci siamo fatti spiegare in cosa consiste il suo lavoro e le abbiamo chiesto un parere su alcune questioni di scottante attualità.


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Aboulkheir Breigheche: “Islam significa Pace”

Arriva in Italia nel 1966, da Damasco. Dieci anni dopo, È uno dei medici più giovani d’Italia, uno dei primi stranieri. Arriva in Trentino, a Mezzocorona, dove esercita la professione per più di 20 anni. Oggi È in pensione e guida la comunità islamica del trentino alto adige. A ruota libera, ci parla delle nefandezze compiute in Siria dal regime degli Assad, dell’Isis e della fede islamica che – dice l’imam Breigheche – è la religione della fratellanza e della pace
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Luis Durnwalder: il "riposo" del guerriero



Riceve tantissime lettere tutti i giorni. “La gente – dice – si rivolge a me come se fossi ancora il governatore”. Siamo andati a trovarlo e Ci ha dato qualche consiglio per Ugo Rossi e per il Trentino, prima di lanciare una frecciatina al suo successore, Arno Kompatscher

Zirele, queste conosciute!

È cubica, ma ha un nome “circolare”. È aperta a tutti i tentativi di imitazione possibili e immaginabili, eppure la produce solo la lorandi, di Damiano Casagrande, in quel di Civezzano. Una storia dolcissima, moderna e antica allo stesso tempo, che comincia all’incirca nel 1960, grazie a Tullio Lorandi e alla sua pasticceria di Trento. Nove gusti originari che ora sono diventati molti di più. E sono sbarcati all’Expo di Milano
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Gabriele Fratton: la "normalità" del milionario



Fare una grossa vincita che permette di vivere di rendita, può cambiare l’esistenza? Lo abbiamo chiesto al signor Gabriele Fratton, il pensionato di Spera, in Valsugana, che l’anno scorso ha vinto quasi 3 milioni di euro al Lotto e che, dopo avere comperato una bella casa, una macchina sportiva ed essersi tolto qualche sfizio, dice di vivere come faceva prima. e ci spiega che davvero bisogna “giocare senza esagerare” perché nel suo caso sono bastati 3,50 euro per diventare milionario, ma che alla fine la vera felicità sta nella vita di tutti i giorni e non nelle cose “da ricchi”…
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Silvia Merler: uno sguardo sul mondo



Il dibattito economico in italia? Non c’è quasi mai sostanza. Perché solo uomini in economia? spesso ci sono interessi personali. Il sistema euro? È perfettibile. Silvia Merler, 29 anni, trentina e bocconiana, vive tra milano e bruxelles, ma sta per volare negli States. È tra le personalità emergenti negli ambienti in cui si discute (e si inFluenza) l’andamento dell’economia europea e mondialeLeggi tutto l'articolo…

Settembre in Primiero: la grande bellezza

Una malga incantata, un’altra sognata, una villa dove si collezionano elementi naturali, un fienile fuori dal mondo in cui fare un salto nel tempo: c’è molto da scoprire in Trentino, fatelo con noi.Leggi tutto l'articolo…

Maurizio Passerotti: viva la Romania!



Da pioniere dell’informatica a Console onorario della Romania. Ecco il racconto di come, questa sorta di Steve Jobs trentino, dopo essere diventato imprenditore di successo, ha costruito una grande amicizia con il popolo rumeno,
a cui ha dato e da cui ha ricevuto tantissimo.
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Il Trentino dei bambini: l'idea che mancava



“Il Trentino dei bambini” è diventato rapidamente la principale risorsa per chi vuole godere del nostro meraviglioso territorio in compagnia dei più piccoli, contando su continue idee e proposte per il tempo libero, ma anche sull'approfondimento dei servizi utili alla gestione familiare. Un progetto sempre più articolato, che si è sviluppato in una maniera impressionante in soli due anni: è un sito con oltre 1500 visitatori al giorno (il 50% fuori provincia), una trasmissione tv su Rttr, una pagina Facebook seguita da oltre 16 mila fan, uno spettacolo diventato itinerante, una manifestazione che attira migliaia di persone entusiaste a Trento Fiere ed ora anche una guida – edita proprio da Curcu e Genovese – che sta riscuotendo un grandissimo successo. Leggi tutto l'articolo…

Chi dice tacco dice donna



Portare lo stiletto con disinvoltura è il mito di (quasi) ogni donna: oggi questo sogno è diventato realtà, grazie ai seminari di portamento con tacchi, organizzati e condotti dalla poliedrica Cristiana Bertelli

Udite, udite, donne di tutte le età. Portare il tacco alto non è più un’utopia, un desiderio irraggiungibile. Basta mettere in campo un pizzico di voglia di imparare ed il gioco è fatto. Il tacco alto rappresenta per ogni donna un’importante conquista, che investe non solo la sfera della femminilità intesa in senso globale – al di là del concetto riduttivo di mera vanità – ma che abbraccia una più ampia connessione psicologica. Tradotto concretamente, una donna che esalta le sue caratteristiche con un bel portamento diventa più sicura di sé, rafforza la propria autostima, esprime al meglio la consapevolezza di essere se stessa a trecentosessanta gradi. Il tacco, specialmente quello alto – quello che per intenderci veleggia dagli otto ai dodici centimetri – rappresenta molto spesso un incubo per la donna moderna, che considera impresa impossibile destreggiarsi su cotante altezze nell’ordinario svolgimento delle consuete attività di tutti i giorni. Tuttavia, parlando con Cristiana Bertelli, abbiamo capito che non c’è niente di impossibile, anche per quelle donne cresciute a rasoterra per timore di non riuscire a gestire il tacco.
Riduttivo definirla semplicemente “ballerina” o “istruttrice di ballo”; sfogliando il suo curriculum, scopriamo che Cristiana ha un palmares che racchiude tutto quanto parla di danza e sconfinati dintorni, tra i quali il prestigioso ruolo di coach in una delle più imponenti manifestazioni della bellezza declinata al femminile, quale il concorso di “Miss Italia”.
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Rinaldo Detassis: in principio fu un “bidone”



Si definisce “molto fortunato”, ma l’intraprendenza e la tenacia nel corso di sessant’anni di carriera sono state decisive. la sua soddisfazione più grande? Quella di non aver mai invidiato o imbrogliato nessuno

Quando parla di sé sembra ti stia raccontando la vita di qualcun altro, con fare disarmante cerca in tutti i modi di “normalizzare” tutte le cose straordinarie che ha fatto nella vita. Ma non è solo umiltà quella di Rinaldo Detassis. È anche saggezza che fa belle le persone, ne rende piacevole la compagnia, gustoso lo scambio di opinioni, irresistibile l’aneddotica. Un racconto del passato che riesce a dare una forma ad un possibile futuro. Detassis è un raro esempio di imprenditore illuminato, innovatore in anni in cui l’innovazione era un rischio e una presunzione. Un uomo per il quale il lavoro non è mai stato una componente accessoria dell’esistenza, ma il mezzo per dare a quell’esistenza una forma e un senso profondo. Sin da quando, poco più che adolescente, preso il diploma di computista, nel 1954, comincia a fare il contabile alla Pedroni, una ditta di trasporto. Leggi tutto l'articolo…

L’Italia latitante tra le rovine “redente”

Il ritorno dei profughi rallentato dai danni e dalla burocrazia - Gli stessi irredentisti costretti ad ammettere i ritardi nella ricostruzione dei paesi devastati dalla Guerra – Per mesi il Trentino fu una provincia “occupata” dai militari italiani – Sul piano dell’efficienza amministrativa più che essere redento, “il Trentino avrebbe dovuto redimere l’Italia”

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"La Divina" alle Terme



1888, alle terme di Roncegno arriva una star: Eleonora Duse. Soffriva di una malattia molto grave e per curarsi soggiornò alle Terme di Roncegno. Bagni, passeggiate e lunghe lettere all’amante. Così la star trascorse la sua estate trentina
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Buona Pasqua con Cisa

Quella della Cisa 2054, storica fabbrica del cioccolato trentino, è una realtà unica in tutta la regione, che da più di sessant’anni si è specializzata nella produzione artigianale di cioccolatoLeggi tutto l'articolo…

La vita di un uomo un “filo d’erba” dentro una gavetta

Il 25 aprile ricorrono settant’anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Per l’occasione, “Trentinomese” ha recuperato un frammento di guerra, una storia minima di chi non ha storia. Da una gavetta militare trovata per caso a segonzano (Val di Cembra) siamo risaliti al militare italiano, un muratore di Boves (Piemonte) che la usò nel campo di concentramento in Germania, dove fu prigioniero per due anni. Restano l’interrogativo e le ipotesi sull’abbandono di quella gavetta in Val di Cembra. Il cimelio sarà donato al Museo Italiano della Guerra a Rovereto.
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Franco Moscon: attore per hobby in quasi cento film

Attore per hobby, vanta Ad oggi quasi 100 film: ha iniziato da ragazzino, per caso, lavorando per Antonioni, Wertmüller, Tornatore, Bellocchio, al fianco di mostri sacri come Sordi, Manfredi, Gassman… Lo abbiamo visto in “A un passo dal cielo” e nella serie TV de “L’Ispettore Derrick”. Una passione che dura da quasi 50 anni.
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