A Washington con le Casse Rurali Trentine

Sei studenti dell’ITT M. Buonarroti sono in partenza per gli Stati Uniti. A Washington DC rappresenteranno l’Italia alla prima edizione della First Global Net, dal 14 al 20 Luglio prossimi. Una competizione internazionale sulla robotica in cui si sfideranno con progetti di meccanica, elettronica e informatica ragazzi provenienti da oltre 140 Paesi. L’11 maggio scorso in Cassa Centrale Banca, il Responsabile dell’Ufficio Marketing Giuseppe Armani ha consegnato agli studenti del Buonarroti con altrettante carte prepagate oom+ che rappresentano il sostegno delle Casse Rurali Trentine a questa avventura. “Riconosciamo il vostro impegno e valorizziamo le competenze”. La partenza arriva al termine di un percorso sperimentale e innovativo coordinato dai Professori Alberto Girardi, Paola Bosco e Cristina Arlati. A Washinghton la squadra dei ragazzi trentini è chiamata a realizzare un robot che dovrà essere in grado di compiere operazioni complesse.

Trento: la lunga festa dei 446 neodottori

Una festa per i 446 neodottori e neodottoresse, tra cui un gruppo di 15 formato dai migliori neodottori e dalle migliori neodottoresse di ricerca di ogni corso di dottorato dell’Ateneo. Il 13 maggio scorso alla cerimonia delle lauree in Piazza Duomo c’erano i 431 laureati e laureate (che hanno sostenuto l’esame di prova finale nel periodo ottobre 2016-marzo 2017) dei corsi di laurea di primo ciclo del CIBIO - Centro di Biologia integrata e dei dipartimenti di Economia e Management; Ingegneria civile, ambientale e meccanica; Ingegneria e Scienza dell’Informazione; Ingegneria industriale; Fisica; Matematica; Psicologia e Scienze cognitive; Lettere e Filosofia; Sociologia e Ricerca sociale. Con loro familiari e amici, generosi di applausi, che hanno affollato Piazza Duomo. Il programma si è aperto pochi minuti prima delle 11 con il corteo accademico che è partito dal Rettorato per raggiungere Piazza Duomo. A segnare l’avvio della cerimonia l’Inno nazionale e il benvenuto del rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini. Quindi i saluti istituzionali. Il rettore Paolo Collini nel suo intervento ha chiesto di non temere le novità, ha lanciato un messaggio di fiducia e di incoraggiamento: «La scelta dell’università è una scelta di vocazione che condiziona il futuro della propria vita. Mi auguro che stando a Trento sia cresciuta in voi la curiosità, che è il motore della conoscenza. Siete diventati capaci di affrontare la realtà, parte di una comunità che vi accompagnerà attraverso il senso di appartenenza». Al suono delle campane del mezzogiorno è iniziata la consegna dei 446 diplomi da parte del rettore Paolo Collini e del prorettore vicario Flavio Deflorian. Si è cominciato con le 15 pergamene ai migliori neodottori e alle migliori neodottoresse di ricerca di ogni corso di dottorato.

IL TRENTINO OGGI



COME STA IL NOSTRO TRENTINO? E I SUOI ABITANTI? LAVORANO, STUDIANO, SI SPOSANO, VIAGGIANO... ABBIAMO RACCOLTO ALCUNI DATI PER FARE UN PICCOLO RITRATTO DELLA NOSTRA REGIONE

Sai che c’è? C’è che l’Istituto di Statistica della Provincia Autonoma di Trento ha da poco pubblicato l’ultima edizione di “Conoscere il Trentino”, il rapporto annuale di dati e statistiche sul territorio della nostra provincia, riferiti agli anni 2014 e 2015. Vi si trovano informazioni sull’utilizzo del suolo, sul numero dei suoi abitanti, la loro età e provenienza, ma anche in materia di scuola e università, economia e lavoro. Analisi che ci fanno capire come la nostra realtà sia cambiata e stia cambiando sensibilmente in questi anni. Da una parte la popolazione che invecchia, il numero di matrimoni e di nuovi nati che calano e l’aumento, anche da noi, dei disoccupati; d’altro canto però crescono anche alcuni settori economici, come il turismo e le nuove imprese fondate e gestite da giovani, donne e stranieri, le start-up e le industrie per la produzione di energia rinnovabile.
Abbiamo raccolto un po’ di dati per cercare di ricostruire un’immagine del Trentino di oggi, un Trentino che guarda al futuro, barcamenandosi tra dinamiche sociali ed economiche sempre più globalizzate, fragili, e in rapida evoluzione.
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MAURIZIO ZANOLLA “MANOLO”: COME HO VINTO LA GRAVITÀ



Intervistarlo è difficile. Non solo perché lui è molto restio all’esposizione mediatica. Sì, insomma, non ama stare sulle copertine e immolarsi al sacro altare del giornalismo. Anche perché poi questi “sacramenta” di imbrattacarte tendono sempre a parlare di sé piuttosto che del personaggi che hanno di fronte. Ma intervistare Maurizio Zanolla, in arte “Manolo” è difficile anche per ragioni di geolocalizzazione. Voglio dire: arrivare in Primiero è relativamente facile, il difficile poi è arrampicarsi su quel pendio al limitar del bosco, con i cilindri dell’auto “cittadina” che urlano di dolore. Senza contare che dobbiamo bussare a diverse porte prima di giungere alla sua.
Ma la cordialità con cui ci accoglie ripaga – noi e la nostra auto – di ogni sforzo. La sua è la tipica casetta che in tanti sognano, quando nei momenti di stress prefigurano una definitiva quanto immaginifica fuga dal mondo civilizzato. Soffitti bassi, cimeli e ammenicoli in ogni dove, un calore che ti avvolge e ti mette a tuo agio. “L’ho costruita con le mia mani” dice Maurizio, puntandoci addosso come laser quei due occhioni chiari. È non è certo un modo di dire. L’ha costruita veramente lui, pezzo per pezzo, con le sue… mani. Eccole qua le altre protagoniste di questo ritratto, la mani di Manolo: una propaggine dell’uomo, dell’anima e del cuore. Non due semplici arti di utilità, ma due coprotagoniste di una vita intera.
Stiamo parlando, di fatto, di uno degli inventori dell’arrampicata moderna. Di uno che nel 1978 ha aperto 28 vie in un mese. Di uno che a 54 anni suonati ha aperto una via di grado 9a e che a 59 anni ha ripetuto una via aperta nel 1981. Qui si parla di uno preciso, preparato, allenato. Uno degli unici quattro incidenti gravi li ha avuti in macchina. E non guidava lui.
E poi uno così è bello sentirlo parlare a prescindere, anche di grandi temi, come la vita e la morte. C’è nelle sue parole un’umiltà a tratti sconcertante che però non fa altro che rafforzare la dignità delle sue parole. E poi, sai che c’è? Che quel suo timbro grave, quella parlata nervosa, cadenzata ricorda, per lo stupore, la purezza e la lucidità, quella di Pier Paolo Pasolini. Che gli assomiglia pure un po’ fisicamente.Leggi tutto l'articolo…

Chi era Tullio Garbari (1892-1931)

Tullio Garbari nacque a Pergine Valsugana, allora parte dell’Impero asburgico, il 14 agosto 1892, figlio di Ubaldo e Adelgunda Toller.

formazione
Compì i primi studi pittorici a Rovereto, alle Scuola Reale Elisabettiana, allievo del professore di disegno Luigi Comei. A questo periodo risalgono i suoi primi acquerelli.

I Ribelli di Ca’ Pesaro
Nel 1908 si iscrisse all’Accademia di Belle arti di Venezia, entrando in contatto con i Ribelli di Ca’ Pesaro, un gruppo di artisti -tra cui Umberto Boccioni, Federico Casorati, Tedoro Wolf Ferrari-che rifiutavano l’eccesso di accademismo nell’arte pittorica, ricercando nuovi linguaggi espressivi. Dal confronto con loro, Garbari maturò via via uno stile sempre più personale.

Le prime mostre
Iniziò ad esporre le proprie opere alla Ca’ Pesaro, in una mostra per la quale gli venne commissionato il manifesto, dove vennero esposti 36 dei suoi lavori. Nel 1911 espose un suo dipinto anche alla prima mostra d’arte internazionale a Villa Giulia, a Roma, mentre l’anno successivo, le sue opere vennero esposte alla Filarmonica di Trento.

La Voce trentina
Nel capoluogo trentino partecipò alla fondazione della rivista La voce trentina, fondata insieme ad Alcide De Gasperi. Prese a collaborare anche con La Voce, la polemica testata giornalistica fiorentina di Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini, da cui aveva tratto ispirazione per la creazione della rivista trentina.
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CorInPista 2017, oro al “Croz da la Stria”

Sfidando le previsioni del tempo poco favorevoli, domenica 5 febbraio si è svolta la 10° edizione di CorInPista, l’evento sportivo/aggregativo promosso dalla Federazione Cori del Trentino che ogni anno raduna sulla pista “Le Coste” di Bolbeno tantissimi coristi appassionati di sci e i loro familiari. L’impianto sciistico giudicariese è stato ancora una volta teatro di una manifestazione in cui lo stare assieme e il canto corale sono stati i veri protagonisti, così come il clima di amicizia e di positivo confronto, come è nelle intenzioni della Federazione Cori del Trentino, che ha promosso l’evento con la collaborazione dello Sci Club Bolbeno, della Pro Loco, del Gruppo alpini di Zuclo e Bolbeno. Proprio gli Alpini hanno proposto, come da tradizione in questa giornata, un’area di benvenuto culinario in cui partecipanti e spettatori potevano scaldarsi con lesso, patate “en bronzon”, brodo di carne e l’immancabile vin brulè.

«Lo spirito della manifestazione – ha detto il presidente della Federazione Cori del Trentino, Paolo Bergamo – promuove, come sempre, la conoscenza ed il confronto dei coristi provenienti da tutto il Trentino e delle rispettive famiglie, proponendo una giornata di divertimento e aggregazione molto positiva, nel segno della coralità e dei suoi valori».

150 sono stati gli iscritti alla gara, partecipando alle due specialità in programma: slalom gigante e snowboard. Vincitore di questa decima edizione per quanto riguarda i risultati sportivi è stato il Coro Brenta di Tione che ha sopravanzato il Coro Croz da la Stria di Spiazzo Rendena e il Carè Alto di Vigo Rendena. Nello spirito non agonistico ed aggregativo che è proprio di CorInPista, però, la classifica si compone di una parte sportiva e di una sommatoria di elementi (chilometri da percorrere per raggiungere Bolbeno ed estrazione di punteggi). Dopo l’estrazione delle buste jolly la classifica Cori è così cambiata, con la vittoria del Coro Croz da la Stria di Spiazzo Rendena, al secondo posto il Coro Carè Alto di Vigo Rendena e, bronzo, il Coro Brenta di Tione. Per quanto riguarda la categoria voci bianche il punteggio generale vede al primo posto il Coro i Fringuelli del Brenta mentre la fortuna, con l’estrazione della busta jolly, ha assegnato la vittoria al Coro Le Sorgenti di Ragoli, con il Minicoro la Valle di Sover al secondo posto seguito dal il Coro I Fringuelli del Brenta.
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Sul rotocalco Tv “Tapis Roulant” della Rai regionale

Un nuovo ciclo di trasmissioni dedicato ai luoghi, alla cultura, ai personaggi che sono divenuti simbolo della Comunità trentina. In questa edizione una particolare attenzione è riservata ai musei, ai castelli e ai teatri, alla scoperta delle curiosità capaci di invogliare il visitatore a guardare con occhi nuovi ciò che crede di conoscere da sempre. La prima puntata della serie è dedicata al tema dell’acqua come fonte di vita, elemento indispensabile della sopravvivenza, ma anche mezzo di progresso. Come l’uomo ha saputo sfruttare questo elemento nei secoli? Leggi tutto l'articolo…

Tutta la storia della Coster

A Calceranica e paesi limitrofi il segreto è quello di Pulcinella, considerato che praticamente una famiglia su due ha qualcosa a che fare con la Coster: un parente, un conoscente, un amico che ci lavora lì dentro ce l’hanno proprio tutti.
Come bambini un po’ assonnati che alla sera hanno un bisogno insopprimibile di una storia prima di abbandonarsi alle braccia di Morfeo, così noi avevamo più volte tentato di convincere Rolando Segatta, de facto il “fondatore”, a raccontarci la “sua” di storia. Ma non c’era stato niente da fare. Il suo carattere estremamente schivo, la sua umanità votata alla riservatezza non hanno permesso che si schiodasse dalle sue convinzioni. Fino a che, nell’agosto del 2015, non ci arrivò la triste notizia che all’età di 90 anni Segatta era passato a miglior vita.Leggi tutto l'articolo…

Luciano Pisoni: Al "centro" esatto della musica

LA SUA AZIENDA DETIENE IL 98% DEL MERCATO. QUALE MERCATO? BEH, QUELLO DEI PADS. COSA SONO? SCOPRITELO LEGGENDO QUESTO ARTICOLO. LUI È LUCIANO PISONI, INVENTORE DI “MUSIC CENTER” CHE È MOLTO DI PIÙ CHE UN NEGOZIO DI STRUMENTI MUSICALI. INIZIA A FARE IL MECCANICO DA PICCOLO. DA ALLORA NON SI È PIÙ FERMATO…



Andiamo a casa di Luciano Pisoni con addosso una grande curiosità. Vogliamo capire una volta per tutte cosa producono esattamente i suoi stabilimenti. Perché il marchio Music Center, vabbè, quello da queste parti lo conoscono un po’ tutti. Negozio di strumenti musicali, elettrodomestici dagli anni Ottanta ai primi Duemila. (Alzi la mano chi non è mai andato ad acquistare un televisore, un giradischi, una lavatrice, una chitarra nei locali di Via Brennero e di Gardolo).
In realtà, però, la sua attività “vera” è un’altra. Lui produce un oggettino misterioso chiamato pad. Ok, detto così non risolve il mistero, ma possiamo considerarlo un inizio e se avrete la pazienza di leggerci fino alla fine.
Nel suo catalogo ci sono qualcosa come 200mila pezzi e questo numero farà alzare le orecchie anche al lettore più distratto. Ma partiamo dall’inizio, quando l’avventura Music Center è cominciata.

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Angelo De Tisi: in navigazione sulle onde radio

Direttore di crociera, poliglotta e giramondo, intrattenitore e imprenditore radiofonico. Pignolo, visionario, carismatico. Angelo De Tisi È Un vero vulcano di aneddoti: dal “calumet” di Panama, alla radio locale di aruba che avrebbe ispirato radio Dolomiti, fino a quel tecnico modenese che sarebbe diventato tanto famoso...

Angelo de Tisi è un personaggio, suo malgrado. Riservato, quasi schivo, vive a Margone di Vezzano, con la moglie Brenda, nella casa a picco sul lago di Toblino con vista spettacolare sul lago di Garda. Sì, proprio lì, dove tutto ebbe inizio… Ma forse è meglio procedere con ordine. Perché la storia merita. Chiedo ai lettori di perdonare l’emozione, chi scrive ha vissuto con Angelo un bel pezzo di vita, e quando si riavvolge il nastro c’è sempre il rischio che si inceppi proprio sul più bello. Mi prendo anche la licenza di dare del “tu” all’intervistato.


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Un centesimo di sconto al distributore: i s’è propri sbregadi

Una parola sul rincaro benzine e carburanti: viaggiando per lavoro faccio una media di 200 km al giorno: non trovo o vedo un distributore uguale ad altri come prezzi, manco se sono della stessa compagnia petrolifera. Ma sentite questa: a Trento, sulla vecchia strada per Martignano, c’è un nuovo distributore self service, «collegato» ai Supermercati Poli, dove inserendo la tessera fedeltà ti dà uno sconto di... – udite udite, tenetevi forte – un centesimo al litro. Ostrega, i s’è propri sbregadi... Rif. 7827.
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Mi chiedo solo se le guardie mediche sono all’altezza del loro compito professionale

Ma alla guardia medica cosa ci stanno a fare? Questa notte alle 4.30 ho telefonato alla guardia medica perché avevo da alcuni giorni 38.5 -39 di febbre con tutti i sintomi influenzali. Ho fatto presente che prendo tachipirina (1000) divisa in due parti ogni 4 ore. Senza tuttavia sortire alcun effetto positivo. Mi viene detto dal medico di turno che essendo adulto devo prendere pastiglie intere da 1000 e non da 500 mg.. Leggendo sia il bugiardino che informandomi su Internet, vengo a scoprire che tachipirina 1000 ha più che altro effetti antidolorifici e non antipiretici. Questa mattina mia moglie è andata in farmacia dove hanno escluso assolutamente l’uso di Tachipirina 1000 per effetti antipiretici. In effetti gli stessi due bugiardini di riferimento ne riportano funzioni diverse! Nella 1000 non viene indicata la funzione antipiretica ma solo antidolorifica. In tale circostanza è stata appunto consigliata la Tachipirina 500 per uso antipiretico! Non faccio ulteriori commenti… Mi chiedo solo se la guardia medica era all’altezza del suo compito professionale… Nulla più! Rif. 7921.
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Natale sulle punte

In seguito alla cancellazione del primo titolo della stagione di InDanza, che prevedeva l’attesa esibizione dell’étoile Eleonora Abbagnato e il cui recupero è previsto il prossimo marzo, a Trento quest’anno si dovrà attendere fino alla metà di dicembre per assistere, nel capoluogo trentino, ad uno spettacolo di danza. E speriamo veramente che questa lunga attesa non deluda le aspettative!
Il 14 dicembre il sipario del teatro Sociale si alzerà per accogliere il Balletto di Roma diretto da Roberto Casarotto, protagonista di Giselle. Il titolo non deve ingannare, poiché questa nuova creazione poco o nulla ha a che vedere con lo storico e romantico balletto noto al grande pubblico. Ma ciò a cui potremo assistere sarà senz’altro interessante, soprattutto per il processo creativo seguito per il confezionamento di questa nuova Giselle, che vede la firma di due coreografi contemporanei diversi: la prima parte è stata creata dall’artista israeliano Itamar Serussi Sahar, ex danzatore della Batsheva Dance Company e coreografo residente dello Scapino Ballet di Rotterdam, mentre la seconda parte è stata realizzata dal coreografo austriaco Chris Haring, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2007 e coreografo della compagnia Liquid Loft.
Quest’originale versione non esplora un personaggio che contiene in sé gli opposti riassumibili nella sacra contrapposizione tra vita e morte, ma l’espressione di un sentire esteso e molteplice che appartiene alla comunità dei corpi in scena. Nel primo atto Serussi sceglie di approfondire il tema dell’amore e del tradimento, senza la necessità di un palese contatto fisico tra i danzatori, all’insegna della potenza fisica e carnale che emerge da corpi spogli di quel vezzo pantomimico che tradizionalmente caratterizza il primo atto di Giselle. Ma se la vitalità della prima parte tende a diversificare tra loro i danzatori, il secondo atto recupera una dimensione collettiva più corale. Qua Haring che ha scelto di lavorare sul tema della vendetta legato al tradimento in generale, utilizza una danza multimediale in grado di creare contemporaneamente mondi reali e fittizi che perdono il loro naturale confine e mettono in discussione la definizione stessa di realtà.
Anche la musica originale di Adolpe Adam è stata rielaborata da Richard Van Kruysdijk e Andreas Berger in entrambe le parti e resa contemporanea e quindi adattata alla ritmica e gestualità presentata.
A Rovereto la danza sarà protagonista in tre occasioni: la prima più classica e scontata, ma in tal senso anche rassicurante, vedrà il 6 dicembre al teatro Zandonai la giovane ed eclettica compagnia del Balletto di Milano protagonista dello Schiaccianoci rivisitato da Federico Veratti; la seconda e la terza portano la firma degli artisti contemporanei di casa della compagnia Abbondanza Bertoni. Nello specifico il 14 dicembre, sempre allo Zandonai, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni porteranno in scena il loro evergreen Romanzo d’infanzia, un racconto per grandi e piccini sempre emozionante e piacevole. Invece il 18 dicembre al teatro La Cartiera di Rovereto festeggeranno, come avevano fatto anche in piazza Duomo a Trento nel giugno scorso, il ventesimo compleanno della compagnia, che ricordiamo essere l’unica di professionisti in Trentino, con l’evento Balla con me! Uno spettacolo previsto per un’ora e mezza una domenica al mese e che vedrà tutti coinvolti e protagonisti. E così l’appello lanciato dagli stessi Abbondanza e Bertoni è in sintesi il seguente: “A tutti gli amanti del ballo, del muoversi e commuoversi al ritmo di una musica, di qualsiasi genere, tipo e provenienza geografica… a tutti i ballerini roveretani e trentini, alle danzatrici del ventre, a quelli che girano come i Dervisci, a chi fa afrodanza o capoeira... insomma a tutti i mobili e anche agli immobili di qualsiasi tecnica, luogo ed età: Troviamoci per ballare tutti insieme!” L’invito rivolto alla comunità, che vuol essere un’occasione per alleggerire corpo e anima, riprende quello che Pina Bausch aveva fatto negli anni ’70 nel suo pezzo Komm tanz mit mir, “vieni balla con me” (per info www.abbondanzabertoni.it).
Gli appuntamenti di questo mese con la danza proseguono al Palacongressi di Riva del Garda, dove potremo vedere in scene il 7 dicembre la giovane compagnia emiliana MMContemporary Dance Company protagonista di Carmen e The wall Bolero e il 29 dicembre la compagnia di Rovigo Fabula Saltica presenterà, sulle musiche di Edoardo Bennato, il balletto in due atti di Pinocchio.
Al teatro Cristallo di Bolzano il 21 dicembre e al teatro Comunale di Pergine il 22 dicembre potremo assistere alla rappresentazione della compagnia toscana Opus Ballet diretta da Rosanna Brocanello, protagonista del Lago dei cigni. Questa coreografia di Loris Petrillo vuol essere “un ritorno alle origini”, che si avvale della danza contemporanea per riscoprirne l’originaria classicità; un’operazione assolutamente nuova che mira a svelare il visibile dell’opera, ormai nascosto dalle sue infinite interpretazioni e letture, alla ricerca del concetto dietro il racconto, in un continuo cambio di prospettiva attraverso gli sguardi della danza e della drammaturgia. Info: numero verde 800 013952 - www.centrosantachiara.it.

Le campane insistenti di Vigo Meano

Abbiamo deciso di rivolgerci direttamente al Parroco della Parrocchia di Vigo Meano per chiedere lumi allo scampanio delle ore 6.30, 7.30, 7.45. A quale pro? In città le campane iniziano il loro lavoro alle 7 del mattino... Ovunque, in ogni parrocchia: perché mai quindi noi ci si deve sorbire ogni santo giorno un simile rompimento di timpani?! Ma non si può fare che le campane suonino alle 7 come ovunque e poi alle 7.45 per la Santa Messa delle 8? Speriamo si possa far qualcosa, altrimenti chiederemo aiuto altrove. Perché davvero la cosa sta diventando insopportabile. Rif. 7899.
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“LA VITA ACCANTO”. INCONTRO CON MARIAPIA VELADIANO

Una scrittrice-insegnante, i ragazzi di un istituto superiore e un pubblico di appassionati lettori: un confronto che si incentra su un romanzo, o “racconto lungo” come ama definirlo la sua autrice. Il romanzo in questione è “La vita accanto” (Premio Calvino 2010, edito con grandissimo successo da Einaudi l’anno seguente). La scrittrice è Mariapia Veladiano, insegnante di lettere per più di vent’anni e dal 2011 preside, prima a Rovereto, poi a Vicenza. Con il romanzo Il tempo è un dio breve, ha disegnato attraverso le vicende di una madre e di un figlio un’intensa meditazione su Dio e il dolore. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo per ragazzi Messaggi da lontano e Ma come tu resisti, vita, un piccolo breviario laico sui sentimenti e le azioni della vita quotidiana, e nel 2014 il piccolo saggio Parole di scuola. Ultimo suo romanzo, Una storia quasi perfetta.
Ma è su “La vita accanto” che si concentra l’incontro di sabato 3 dicembre (ore 10.30, a Borgo Valsugana, Auditorium Istituto scolastico “A. Degasperi”). La storia di Rebecca, infatti, nasce da una mancata integrazione della diversità: è una vicenda toccante sul rapporto tra etica ed estetica, sull’importanza di avere accanto, nella vita, “belle persone” più che “persone belle”.
L’incontro – aperto anche al pubblico di lettori e appassionati – sarà moderato dallo scrittore e giornalista Pino Loperfido, direttore del Trentino Book Festival. Al termine, Mariapia Veladiano si concederà volentieri alle domande dei ragazzi e del pubblico in merito al libro, ma anche alla sua vocazione artistica e alla sua visione della scuola, della famiglia, dell’amicizia, della vita...

Coming out in val di Cembra

Un documentario che fa già discutere: per il tema, per l’approccio, per la lingua usata (il dialetto), per la partecipazione a festival internazionali

“Vergòt”, ovvero: che cosa c’è dietro la normalità le solite immagini oleografiche del mondo contadino? Qualcosa, certo. Ma che cosa?
Cecilia Bozza Wolf minimizza: “È una storia qualsiasi che racconta qualcosa che potrebbe accadere in qualunque famiglia”.
Già, ma anche se la regista e film-maker di “Vergot” lo racconta come un tema ordinario, questo film documentario farà parlare e scorrere qualche ruscello di inchiostro.
Un fiume, l’Avisio, che scorre sul fondovalle. Un villaggio, come tanti, nella bassa Valle di Cembra. Un ragazzo, come molti, di diciassette anni. Appena fuori dall’adolescenza, una sera, nel bagno di un locale dove si faceva musica viene “beccato” dall’autrice-regista mentre si passa una sorta di rossetto sulle labbra.
“Ma sei gay”, gli ho domandato? “Lui mi ha guardata sorpreso. Ha negato decisamente e se ne è andato borbottando. Poi, nella notte, mi ha scritto un messaggio: “Sono gay”. il resto è venuto dopo, con il tempo.


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18a edizione del Simposio Top Wine 2950 - Rifugio Maria al Sass Pordoi

Il Simposio Top Wine 2950 è la degustazione di vini più alta al mondo ed è un evento sempre più rinomato e conosciuto. Assolutamente unico nel suo genere si contraddistingue proprio per la particolarità della location: il Rifugio Maria sulla vetta del Sass Pordoi, ad un’altezza di 2950 m, nel cuore delle Dolomiti, proclamate dall’Unesco nel 2009 patrimonio naturale dell’umanità.
Giunto alla sua 18a edizione questo evento vuole essere ed è un simposio alla scoperta dei migliori vini e di gustosi prodotti gastronomici del Trentino Alto Adige.
19 le cantine presenti, tra cui come ospiti speciali una cantina dell’Umbria, una del Veneto e i vini primi classificati del concorso internazionale Müller Thurgau, svoltosi a luglio in Val di Cembra.
Per la parte gastronomica si potranno degustare i prestigiosi prodotti del Caseificio Sociale Val di Fassa, di Martin Speck e del Panificio Boninsegna, e il Piatto Top Wine creato dalla collaborazione tra il pastificio Felicetti e lo chef Vittorio Dariz. Il Top Wine è una manifestazione che desidera proporsi come occasione di incontro tra operatori turistici della zona, appassionati e produttori di vino. Il Rifugio Maria è raggiungibile in pochi minuti con la funivia, dal Passo Pordoi (Canazei – Val di Fassa) fino ai 2950 m. della Terrazza delle Dolomiti, una delle cornici naturali più suggestive al mondo, dalla quale si può godere di un panorama mozzafiato. La partecipazione al Simposio Top Wine 2950 ha un costo di € 50,00 comprensivo di corsa in funivia andata e ritorno, bicchiere serigrafato della manifestazione, porta calice, degustazione dei vini, un piatto di stuzzichini, regalo ricordo e voucher sconto per piatto Top Wine. In alternativa € 33,00 senza andata e ritorno in funivia. Non è richiesta la prenotazione. L’evento è organizzato dalla Società Incremento Turistico Canazei S.p.A. con la preziosa collaborazione dei Sommelier di Fassa e Fiemme.

Quei marroni erano solo piccole castagne tiepide

Mi dispiace giudicare le feste di paese, ma questa volta mi sembra un po’ troppo. Due domeniche fa mi trovavo con amici a Pranzo di Tenno per la festa dei marroni. Bene abbiamo pensato mangiamo le caldarroste magari con il vin brulè. Facciamo i biglietti, quattro per 2 euro, andiamo a prendere i «marroni». Vediamo prendere i «marroni» da un cassone, credo fosse un vecchio freezer, già li non mi è piaciuto... Quando apriamo i sacchettini vediamo i magnifici «marroni», ops!!! Non erano «marroni», ma «castagnote» piccole, forse l’ultima pezzatura delle castagne, non solo per grandezza, ma anche per qualità. Erano tiepide, caldarroste tiepide che non si pelavano nemmeno. Quelle che riuscivo a pelare erano o marce o bruciate, ben poche erano mangiabili. Ma sono questi i marroni di Pranzo di Tenno? Giudicate voi. Siamo rimasti delusi e a che... prezzo. Rif. 7781.
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L’ospedale deve avere un megaparcheggio ed essere rialzato

I l signor Mauro Corazza («Agire per il Trentino») ci dice che eventuali esondazioni interesseranno la via Desert, dove sorgerà il futuro ospedale di Trento. Questa notizia mi spinge a muovere una critica ai progettisti degli ospedali che presentano gravi difetti già al taglio del nastro. Per esempio, non è possibile continuare a costruire ospedali che non abbiano un parcheggio adeguato al numero di pazienti ospitati. Il disagio per i parenti dei pazienti è mostruoso in tutta Italia. Suggerisco un’idea per prendere due piccioni con una fava. Alla base dei futuri ospedali dovrebbe essere costruito un megaparcheggio (gratuito) in modo da portare le corsie degli ammalati ad almeno otto metri sul livello della strada. Semplice, non è vero? Spero che ci sia qualche orecchio ricettivo perché ci sono molti ingegneri che si mettono le mani nei capelli nel vedere gli errori innumerevoli concettuali commessi da tanti loro colleghi. Chissà se quelli della diga del Vajont hanno continuato a costruire: mi piacerebbe saperlo. Fatto sta che da allora ne sono successi di disastri! Rif. 7777.
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Grazie al dr. Marco Tiberi per umanità e professionalità

Desidero esprimere il mio personale ringraziamento al dr. Marco Tiberi dell’Ospedale S. Camillo di Trento per la professionalità dimostratami in occasione delle sue visite specialistiche nel corso del tempo, in questi due anni che mi ha sotto osservazione. Oltre che dimostrare una professionalità al top di gamma nel suo settore (Urologia) è una persona dalle doti umane veramente encomiabili. Un vero esempio da cui molti suoi colleghi, anche nelle altre specializzazioni, dovrebbero imparare a gestire il rapporto medico-paziente. Grazie dr. Tiberi! Lei è l’icona di riferimento al miglior servizio di qualità nel rapporto tra medico e paziente. Un suo paziente. Rif. 7778.
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I-CONN SUSCITA INTERESSE A TRENTO SMART CITY

Si è presentato a Trento Smart City Week I-CONN, il sistema tecnologico per l’erogazione di servizi da remoto che renderà possibile un nuovo modello di Smart City anche in quei Comuni e territori che spesso vengono appellati come “periferia”. Nato da una approfondita analisi delle esigenze del cittadino, I-CONN ha mostrato le proprie funzionalità e potenzialità di sviluppo in occasione di “Smart City Solutions and Challenges”, la sezione progettuale che ha messo in contatto le aziende più innovative del settore e gli amministratori pubblici nei giorni di lunedì 12 e martedì 13 settembre in Piazza Duomo a Trento. E grazie all’importante vetrina, I-CONN ha incontrato l’interesse di amministratori di enti pubblici e di società di servizi giunti appositamente a Trento per capire cosa si muove nel panorama delle soluzioni tecnologiche più innovative, facili e intelligenti. In particolare, ciò che ha colpito il visitatore dello stand di I-CONN sono state la facilità di utilizzo del modulo interattivo, che non richiede approfondite conoscenze informatiche, e l’attenzione al rapporto umano e al confronto diretto tra utente e pubblico funzionario, che non viene in nessun modo sostituito dall’impiego del sistema informatico. Lo sportello ideato e realizzato da Nitida Immagine di Cles in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento, infatti, consente di distribuire da remoto certificati e documenti e di completare pratiche amministrative come se si trattasse di un classico sportello della pubblica amministrazione che, in questo modo, potrà ottimizzare le risorse, decentrare i servizi e migliorare la qualità dei servizi stessi, rendendo la loro erogazione più semplice e veloce.

mons. Santin ha preso casa al santuario di monte Grisa, Trieste

Il bronzo, opera dello scultore trentino Bruno Lucchi, tre metri e mezzo di altezza e una tonnellata e duecento chili di peso, dopo un’attesa di tre anni, ha trovato finalmente dimora sul sacrato del tempio mariano progettato da prof. Ing. Antonio Guacci, la straordinaria costruzione che domina lo splendido golfo e la città di Trieste.
La benedizione, dice padre Luigi Moro rettore del santuario, il 12 ottobre alle ore undici, provvederà il vescovo Gianpaolo Crepaldi, alla presenza del sindaco Roberto Dipiazza, la presidente della regione Debora Serrachiani, e tantissimi amici di mons. Santin sia italiani che istriani.
Il tempio di Monte Grisa, nato da un voto che Mons. Santin fece alla Madonna di Fatima perché salvasse la città durante la guerra, la benedizione sarà alla vigilia dell’ultima delle sei apparizioni della Madonna di Fatima.

Successo per la quinta edizione di “Medita”

Si è conclusa con grande successo la quinta edizione di Medita, la Mostra dell’Editoria Trentina che si è svolta in Piazza Fiera a Trento. Tredici editori presenti, decine di presentazioni di novità editoriali, la significativa mostra presentata dallo Studio d’Arte Andromeda e intitolata “Futuro” e molti altri appuntamenti culturali hanno attirato migliaia di appassionati nei tre giorni dell’evento, dal 23 al 25 settembre, in piazza Fiera a Trento. Numeri che confermano la riuscita dell’iniziativa voluta dall’Associazione Editori Trentini e sostenuta dalla Provincia autonoma di Trento, dal Comune di Trento e da altri sostenitori privati.
Migliaia i libri venduti. Un bilancio dunque estremamente positivo che ha confermato ancora una volta quanto grande sia l’interesse e l’amore dei trentini per il libro. Non per niente siamo la regione italiana in testa alle classifiche per persone di 6 anni e più che, anche nel 2016, hanno letto almeno un libro nel tempo libero.
Questa edizione di “Medita”, ci pare giusto ricordarlo, è stata impreziosita dall’annuncio, da parte del consigliere provinciale Lucia Maestri, dell’approvazione dell’attesa Legge provinciale sul libro e sula piccola editoria, che si prefigge di tutelare la categoria e regolamentare il settore. Insomma, buoni auspici per un proficuo proseguimento del lavoro cominciato cinque anni fa.

25° ACI GOLF GOLF CLUB FOLGARIA

Nella verde cornice di Folgaria, la bella struttura sportiva del Golf Club di Folgaria ha ospitato il 24 luglio scorso la tappa trentina del torneo nazionale ACI GOLF 2016.
La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 25^ edizione, prevedeva 25 selezioni interregionali attraverso le quali accedere alla finale internazionale che si disputerà in Spagna ad Estepona sul campo dell’Atalaya Golf & Country Club dal 25 settembre al 2 ottobre 2016.
Molto importanti gli sponsor che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione: Mulberry & Mûrier, Soldateschi & Co., TotalErg, +energia, MG.KVIS, Wilson Staff, Auricchio, Alpitour, Golf Television e a livello locale Marangoni, Cavit, Felicetti, Gelateria Pasticceria Bologna, Caffè Bontadi, Exquisita, Educa e Ambiente, Dorigoni, Areaderma, Sighel, 100-one, pasticceria Filippi & Gardumi, Cassa Rurale degli Altipiani, Trentingrana Dop.
L’ottima organizzazione del Golf Club, ha permesso ai 110 partecipanti di sfidarsi su un campo molto tecnico di 18 buche. Il regolamento delle prove nazionali prevedeva la formula Stroke Play su tre categorie riservate: 1^ categoria: Ega handicap fino a 11,4 “18 buche medal”, 2^ categoria: Ega handicap da 11,5 a 26,4 “18 buche stableford” e 3^ categoria: Ega handicap da 26,5 a 36 “18 buche stableford”.
Avranno inoltre la possibilità di partecipare alla kermesse conclusiva, potendo usufruire di speciali condizioni di viaggio e soggiorno a Estepona, i Soci ACI che abbiano disputato e terminato una qualsiasi delle 25 gare di selezione e i premiati alla finale del 2015 di Maiorca e i Campioni Italiani delle precedenti edizioni.
Alla premiazione il Segretario del Golf Club di Folgaria, Daniele Binda ha ringraziato l’Automobile Club Trento per aver portato al Folgaria Golf Club la selezione trentina del torneo Aci Golf; ha dato il benvenuto al Direttore dell’Automobile Club Trento Alberto Ansaldi al Vicepresidente Comm. Guido Malossini, il Direttore dell’Azienda per il turismo Alpe Cimbra Folgaria, Lavarone, Luserna Dott.ssa Daniela Vecchiato e a tutti gli altri intervenuti alla premiazione.

Una fascia per Giorgia

Bella, alta, bionda. Ma non solo. Giorgia Zenatti, diciottenne di Rovereto che ha conquistato un importante riconoscimento nel recente concorso di Miss Italia, ha molti progetti per il suo futuro. E, insieme a tante altre curiosità, li ha raccontati a TRENTINOMESE.



Arriva trafelata al nostro appuntamento, con una borsa da viaggio al seguito, pronta a partire per Treviso per una campagna pubblicitaria, uno dei tanti impegni che la vedono protagonista in questo periodo. Ma nonostante gli orari e i vincoli di tempo, sfodera uno dei suoi bei sorrisi e si accomoda nello studio, pronta a raccontare ed a raccontarsi.
Dalle prime informazioni riusciamo subito a capire che Giorgia possiede molte qualità, tra le quali spicca l’attitudine allo studio. Diplomatasi quest’anno al Liceo Linguistico di Rovereto con la massima valutazione, 100 (wow!), a breve inizierà a frequentare l’Università trilingue a Bolzano, dove studierà economia e management.

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Mauro Giacca: "Meglio sognare che non farlo"

Ecco un vero self made man. Una casa super domotica, tra classicità e design ultramoderno. Un’azienda leader nel settore della componentistica elettrica e un grande progetto sul calcio Trento che comincia a dare i suoi frutti. Mauro Giacca lavora con la convinzione che la sinergia sia la parola chiave per raggiungere qualsiasi traguardo nella vita. Anche quelli tracciati dalle passioni più grandi. Insomma, una storia personale che forse è anche un po’ la storia di una comunità.

La sua casa, innanzitutto. Una costruzione che non passa inosservata. Potrebbe esserlo su una rambla di Barcellona o su una collina di Los Angeles, ma qui a Trento, a due passi dall’ospedale Santa Chiara, inosservata proprio non riesce ad esserlo. A definirne lo stile ci penserà lui stesso all’interno dell’articolo che TrentinoMese ha deciso di dedicargli questa volta. Lui è Mauro Giacca, classe 1971, viso da ragazzo, idee da uomo navigato e convinzioni da saggio capo indiano. Una breve vita quella che fino ad oggi ha voluto dividere in tre, tra gli affetti, la passione per il lavoro e quella per lo sport più bello del mondo: il calcio.


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Legno intagliato e creta foggiata

A Baselga il prof. Emilio Picone presenta ritualmente le sue opere di rara bellezza. Entrando alle sue mostre o nel suo locale laboratorio veni subito attratto dalle molte anfore, canopi e vasi smaltati presenti, cotti al terzo fuoco, con Desiree Croiset, presso la villa di Chiara Tonini. L’artista è ormai acquisito dal centro turistico che frequenta più assiduamente dopo il pensionamento dal Liceo “da Vinci”. Le passeggiate nell’ambiente, nei boschi, gli hanno offerto l’occasione di recuperare tronchi e radici, specie di olmo, che con professionalità trasforma in figure “viventi”. Con le “sue sgorbie” e scalpelli sa conferire una certa umanità, far rivivere quei tronchi, quelle ceppaie come fossero Gorgonidi, Nereidi, Aguane, Maghi “rasta” scarmigliati. Un Pinocchio di legno, snodabile con capelli di radice, quindi anche lui “Pinocchio rasta”, seduto su uno sgabello, ti indirizza verso altre figure scolpite che hanno pose ieratiche, ma sanno trasmettere messaggi umani, creare simpatiche presenze. Oltre queste figure tridimensionali, c’era la serie innumerevole delle ceramiche smaltate dai colori accattivanti, dalle forme più strane, ma utili per le attività domestiche o per metterci, se si vuole, dei fiori. La creta sotto l’abile maestria dell’artista viene plasmata con la cosiddetta foggiatura “a colombino”, antica pratica dei maestri ceramisti. Quindi su questi oggetti d’arte è stato steso il colore, che con studiata tecnica che dona possibili risultati a volte voluti, per scelta, a volte improvvisi. Alle sue mostre, sono quasi sempre presenti il sindaco di Pinè, l’assessore comunale alla Cultura, che assieme alla Biblioteca di Pinè, organizzano importanti momenti culturali sull’Altopiano. Altre presenze fattive ed importanti sono ad esempio l’artista Chiara Tonini, il suo collega d’Istituto prof. Amedeo Savoia, gli estemporanei turisti che soggiornano nel Pinetano. La casa della signora Giuliana, sua moglie, è costellata di sue opere: disegni, acquerelli, pitture ad olio che riprendono paesaggi pinetani, ambienti dei vari paesi con particolari angolazioni che “sono magari sparite nel tempo” per l’incalzare urbanistico e di trasformazione del territorio.
Emilio Picone però è anche un ottimo presentatore di mostre di pittura. Un esempio: quella mostra presso la sala consigliare di Gargnano con Chiara Tonini e la russa Solaye Nova dell’accademia State Art Academy di San Pietroburgo. Ora il nostro artista sta preparando dei moduli bidimensionali con figure classiche, altre fiabesche che vengono modellate, attraversate dalla luce .La loro struttura così sembra evanescente, permette di fantasticare ancorando il pensiero a leggende del Pinetano, a ripensamenti di personaggi fiabeschi, a rivisitazioni di figure ieratiche classiche che questa “fettuccia” di ceramica ci propone con colori d’estemporaneo realizzo.
Ascoltare il prof. Picone mentre, quasi con noncuranza, distacco, indifferenza, presenta le sue opere, è delizioso. Rimani rapito dal suo accento centromeridionale, semplice ed arguto, che presenta figure ed opere reali con accenti che affascinano come una fiaba.
Luciano De Carli

Qui si cura la libertà



Tutti lo chiamano “carcere”, ma in realtà si tratta di una casa circondariale. I detenuti previsti erano 244, oggi sono 330. Siamo andati a “visitare” la struttura di Spini di Gardolo. Tante le attività svolte all’interno, anche per conto di committenti esterni. E poi abbiamo parlato con alcuni detenuti, registrandone ricordi, speranze e recriminazioni...

Più che privare della libertà, il carcere la congela, la custodisce come si fa con una cosa preziosa. Ma la nostra visita ci ha fatto balenare nella mente un’altra immagine suggestiva: quella di un’incubatrice. Come se la libertà di chi ha commesso un crimine fosse una sorta di nascita prematura che necessità. Oppure un malanno che va debellato quanto prima.
Intanto cominciamo col dire che quello di Spini, se genericamente è usuale chiamare “carcere”, è in realtà una casa circondariale, cioè un carcere giudiziario e non una casa di reclusione. Insomma, vi sono detenute solo le persone in attesa di giudizio e quelle condannate a pene inferiori ai cinque anni (o con un residuo di pena inferiore ai cinque anni). Fine della lezioncina etimologica.
Siamo a Spini di Gardolo, una zona industriale zeppa di capannoni, camion, uffici e officine varie. Sì, un mezzo carcere pure questo, ma a frequenza volontaria. La nostra meta è una costruzione squadrata posta in fondo ad un lungo viale. La prima cosa che salta all’occhio è che non si vedono sbarre; quelle sono tutte all’interno: una piccola ipocrisia architettonica al servizio del politicamente corretto? Forse. Ma ad una prima distratta occhiata non si vedono nemmeno torrette di guardia o filo spinato. Sì, la Casa Circondariale pare proprio l’ennesima azienda dell’aziendopoli posta a nord del capoluogo. Tutt’altra cosa rispetto al vecchio carceraccio di via Pilati: lì le sbarre si vedevano eccome, e pure i detenuti, assieme a tutte le leggende che giravano su quel luogo, docce di acqua fredda comprese...


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Nuovo Defibrillatore sul Monte Bondone

Salvare una persona da un arresto cardiaco è questione di minuti. Per questo motivo l’Hotel Montana si è attrezzato con il primo defibrillatore cardiaco del Monte Bondone. Un modello DAE Philips semiautomatico è installato da oggi ben visibile all’ingresso dell’Hotel Montana, a Vason sul Monte Bondone. Sarà sempre pronto e a disposizione di tutti in caso di bisogno.
Dopo il corso, gestito dall’Associazione Orsa Maggiore, il personale dell’albergo assieme ad altri colleghi della località e allo staff della SecureLife di Lavis hanno conseguito il certificato di formazione BLSD (Basic Life Support con uso di Defibrillatore) per intervenire precocemente in attesa del personale di soccorso.
Statisticamente, in Italia si verifica ogni anno un caso di arresto cardiaco ogni 1.000 persone. Un intervento immediato può arrivare a dimezzare i decessi. Pur non essendo imposto dalla legge, riteniamo che garantire ogni possibile aiuto in questa evenienza sia un imperativo morale per chi come noi lavora a contatto con la gente.
Si vuole con questo offrire un ulteriore servizio a tutta la località, e ribadire l’impegno per il territorio. La famiglia Barbieri si augura che altri condividano la scelta, che – per quanto onerosa – risulta ancora sostenibile da parte di una struttura ricettiva. L’Hotel Montana ha ringraziato la ditta SecureLife di Lavis e la ditta AMS di Trento per aver reso possibile questo traguardo, e il personale dell’associazione Volontari Primo Soccorso Orsa Maggiore.

RIGOTTI ALL’ALPENRESORT BELVEDERE DI MOLVENO

Concretezza e fantasia. Semplicità e ricerca. Saranno questi i punti cardinali che guideranno la nuova avventura di Diego Rigotti, chef trentino che ha conquistato per tre anni consecutivi la stella Michelin a Maso Franch. Sarà l’AlpenResort Belvedere di Molveno il locale dove lo chef continuerà a dare forma alle sue idee con piatti nei quali si intrecciano tradizione e innovazione, sapori del territorio e materie prime di altissima qualità provenienti da diverse zone d’Italia e del mondo. Caratteristiche che lo hanno consacrato tra i migliori chef a livello nazionale, come dimostrano i riconoscimenti che gli sono stati assegnati negli ultimi anni: oltre alla Stella Michelin, il premio come Miglior Chef Emergente d’Italia e la finale europea del Bocuse d’Or a Stoccolma.
«Questa esperienza è un’opportunità molto stimolante», afferma Rigotti. «Ho trovato l’ambiente ideale per far emergere la mia idea di cucina, valorizzando prodotti del territorio, ma scovando anche materie prime meno note. La ricerca, sia per quanto riguarda i prodotti che dal punto di vista delle tecniche utilizzate, è un aspetto centrale nel mio lavoro». Un filo conduttore sono sicuramente le erbe che accompagnano ogni portata, esaltando sapori e contrasti e portando di fatto il bosco e la montagna nel piatto. «Mi piace moltissimo lavorare con le erbe e sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e insolito, senza trascurare le erbe “classiche” delle nostre zone», afferma lo chef.
L’Alpenresort Belvedere Wellness & Beauty, gestito dalla famiglia Giordani, è una struttura 4 stelle che domina dall’alto lo splendido lago di Molveno, ai piedi delle maestose Dolomiti di Brenta. L’hotel è stato completamente ristrutturato di recente e tutti gli ambienti sono caratterizzati da un design moderno ed elegante. Al suo interno si trova il ristorante Perla del Lago che, oltre al servizio per gli ospiti del resort, prevede un interessante menù a la carte firmato dallo chef Diego Rigotti, affiancato in cucina da uno staff importante: Mohammed Iamnur, Matteo Weber e Alessandro Gualitti. L’obiettivo è di proporre una cucina di alta qualità, ma accessibile.

La grappa Segnana Sherry Cask trionfa agli Oscar del Vino

La Grappa Segnana Sherry Cask è da Oscar: secondo il Premio Internazionale del Vino, conosciuto nel settore come l’Oscar del Vino, è infatti la “Miglior Grappa 2016”.
Una vittoria decretata dal risultato dei voti dei lettori di Bibenda, il magazine edito da Franco Maria Ricci per la Fondazione Italiana Sommelier, e celebrata da una platea di istituzioni, artisti e rappresentanti del mondo vinicolo riunitasi il 24 aprile scorso nel prestigioso Hotel Rome Cavalieri di Roma. Una serata all’insegna del buon vino (e della buona grappa!), ma anche del glamour: una vera e propria “Notte delle Stelle” presentata da Caterina Balivo, che sarà trasmessa da Rai 2 nel mese di giugno. La conduttrice, chiamando sul palco Marcello Lunelli, Presidente e Responsabile Tecnico della Distilleria, ha presentato Segnana come “parte della storia della Grappa dal 1860, che crea distillati eleganti e armoniosi”.

Premiati “Manifesto” e “SportWeek”

Il Manifesto ha vinto con un titolo, «Niente asilo», apparso sulla prima pagina del 3 settembre 2015 e accompagnato dalla foto di Aylan, il bambino siriano morto su una spiaggia turca che ha commosso il mondo. Questa la motivazione: «Splendida e terribile. Una prima pagina, questa del Manifesto, che è perfetta, nella sua tragicità, in forza della straordinaria simbiosi tra l’immagine di un corpicino che è stato abbandonato dalla vita e il titolo, due parole soltanto che hanno tanti significati, uno soprattutto che più brutale non si può: fine delle speranze per questo bimbo morto inseguendo la speranza».
SportWeek si è invece aggiudicato la «Copertina dell’Anno» grazie all’immagine del bacio di due uomini che, con il titolo «Chi ha paura di un bacio?», suggella un servizio, pubblicato l’11 luglio 2015, sugli ultimi tabù degli italiani. «Soprattutto coraggiosa questa copertina di SportWeek», si legge nella motivazione «E di coraggio bisogna averne non poco per proporre, a compendio di un’inchiesta su sport e omosessualità, il bacio tra due uomini, per giunta giocatori di rugby, per qualcuno lo sport più maschio che ci sia».
Il Premio Ferrari «Arte di Vivere Italiana - Articolo dell’Anno», destinato alla stampa estera che abbia valorizzato in chiave originale uno o più temi legati allo stile di vita italiano o al Made in Italy di eccellenza, è stato invece attribuito alla Frankfurter Allgemeine Zeitung per lo speciale magazine dedicato a Expo Milano 2015 e, più in generale, al Belpaese.
La proclamazione dei vincitori è avvenuta l’11 maggio, nel corso di una serata moderata dal direttore di Sky TG24 Sarah Varetto, che ha riunito alla Triennale di Milano molte personalità del giornalismo, della cultura e dell’imprenditoria. Coerentemente con la vocazione delle Cantine Ferrari a proporsi come ambasciatore dell’Arte di Vivere Italiana, la consegna dei premi è stata accompagnata da un dibattito sui valori dello stile di vita italiano e sulla percezione del nostro Paese nel mondo, di cui sono stati protagonisti due grandi esponenti dell’italianità quali Luca Cordero di Montezemolo e Giovanni Malagò, presidenti rispettivamente di Alitalia e CONI.

“I sommersi e i salvati” è un romanzo con cui Paola Gabrielli esordisce

“I sommersi e i salvati” è un romanzo con cui Paola Gabrielli esordisce alle patrie lettere. Una storia che appassiona il lettore e, attraverso suggestioni contaminate dalla Storia e dall’Arte, lo conduce al cospetto di un’umanità, oggi come ieri, lacerata dalla affannosa ricerca di se stessa.

Marta Ricciardi, storica dell’arte, vive stancamente il rapporto con il marito Giorgio, avvocato di Trento. Cercando conforto in un compagno oramai di fatto assente, Marta è afflitta da un forte senso di precarietà che pare destabilizzarla.
Su consiglio dell’amica Anna, appassionata di paranormale e di new age, decide di contattare una sensitiva per provare a capire l’origine del suo malessere. Durante una seduta, entra in contatto con alcune entità del passato, Helmut e Magdalena. Tuttavia la sua attenzione cade soprattutto sul quadro dipinto da un certo Marcus di Arco. Si tratta di una fedele copia de La Donna del fiume, del celebre René Magritte.
Al termine della seduta, Marta decide di lasciare il marito e la sera stessa cerca Marcus in Facebook. Comincerà da qui un intricato cammino di ricerca che, tra realtà e surrealtà, porterà la ragazza a intrecciare la propria vita prima con Marcus e poi con le misteriose entità legate all’enigmatico dipinto di Magritte.

“I sommersi e i salvati” è un romanzo corale che appassiona il lettore e, attraverso suggestioni contaminate dalla Storia e dall’Arte, lo conduce al cospetto di un’umanità, oggi come ieri, lacerata dalla affannosa ricerca di se stessa.

La storia ondeggia tra reale e immaginazione. Ecco allora che dal maggio del 1940 il pittore René Magritte si trova a Carcassone con la moglie Georgette ed alcuni amici: il Belgio è stato invaso dalla Germania, e molti cittadini sono espatriati verso le terre del Sud. Magritte un giorno organizza a casa sua un gioco letterario di gruppo, come è sua abitudine, per attribuire il titolo a un’opera che ha portato con sé dal Belgio. Invita anche Magdalena e Jean-Philip. I due giovani si sposeranno nel settembre del 1940, prima della partenza di Magdalena per Dresda a seguito delle gravi condizioni di salute del padre di lei, in pericolo di vita. La sera del 12 febbraio 1945, allo Zwinger, il teatro di Dresda, si tiene un concerto per piano ed orchestra. Il pianista si chiama Helmut Mueller. La città viene bombardata dagli Alleati, Helmut è ferito e trasportato in un ospedale di periferia. Di lui si prende cura Magdalena, di cui s’invaghisce. La donna è incinta. Dopo due settimane Helmut viene dimesso dall’ospedale e vagando per le rovine della città, sente dei lamenti provenire da una casa. È Magdalena che sta per partorire. Helmut l’assiste: viene alla luce una bellissima bambina che viene chiamata Morgana. Helmut cerca aiuto all’ospedale, ma quando torna, non trova più la donna con la figlioletta, che è sua, perché generata in un attimo di pazzia, con violenza, in un vicolo oscuro di Dresda. Marta, va a stare da Anna. Le racconta le sue avventure: del quadro, di Marcus. La sera stessa cerca il giovane in Facebook, chiedendogli l’amicizia. Caso volle che Margò, amica di Anna e Marta, festeggi il suo compleanno in discoteca a Bardolino e invita amici e conoscenti, fra cui Anna, Marta, Marcus e Augustine. Marta ha così modo di conoscere quella sera Augustine, che fa il portiere in un hotel a Riva del Garda e le presenta il suo amico, Marcus.
Una notte Marcus entra in contatto con lo spirito di Adeline, la madre di Magritte che gli svela il legame con Marta. I due decidono d’incontrarsi al bar Bianco di Mori. Marta chiede a Marcus di essere aiutata nelle ricerche del quadro, l’originale che era di proprietà di sua madre Gertrude. Marcus rifiuta, ma i due comunque si frequentano e Marta se ne innamora.
Marta ritorna dalla sensitiva di Verona e compie una regressione nell’Antico Egitto, così da scendere ancora più in profondità nella propria interiorità, cercando di guarire il panico legato all’acqua. Marta porta il quadro, la copia, a casa di Marcus. L’opera prende vita e i personaggi entrano in scena dal passato. Helmut e Magdalena intrecciano i loro corpi con Marcus e Marta in una danza di liberazione dell’anima. Marcus le rivela che non vuole legarsi ad alcuna donna. Marta si sfoga con Anna e lascia emergere il suo dolore legato alla storia con Marcus...

Quando “LA LUNA ANNEGA NEL VOLGA”

Era il 1987 quando usciva presso la TEMI il romanzo “La Luna annega nel Volga” di Renzo Francescotti. Il libro ebbe un notevole successo sia di pubblico che di critica (anche nazionale): in breve tempo si esaurirono due edizioni e ci fu anche un’edizione radiofonica, sulla rete RAI regionale. Francescotti si rivelava anche un pioniere, dato che in quegli anni della Grande Guerra da noi non ne parlava nessuno. A distanza di quasi un trentennio il romanzo è ripubblicato dalla Curcu & Genovese, nel 2014, e presentato una quindicina di volte, l’ultima nelle settimane scorse alla Biblioteca di Mattarello. Ha introdotto la manifestazione il bibliotecario Mariano Turrini che ha sottolineato l’importanza della manifestazione dedicata ad un autore che ha pubblicato oltre cinquanta libri, (quattro dei quali tradotti all’estero), e di cui la Biblioteca è custode di una quindicina, per l’evento esposti al pubblico. Nel suo intervento il critico Paolo Toniolatti, amico di lunga data di Francescotti e uno dei primi a parlare del suo romanzo quando era ancora inedito, ha innanzitutto messo in luce la vastità culturale, l’ecclettismo di questo autore, oltre che la sua serietà, il suo rigore culturale e stilistico. È in seguito intervenuto lo scrittore Mauro Neri che ha soprattutto sottolineato la passione di Francescotti, narratore sì, ma prima di tutto poeta, con la rara capacità di far rivivere con emozione uomini, donne e fatti. Una splendida lettura di Arrigo Dalfovo e Chiara Turrini del Gruppo ”Neruda” ha concluso la bella serata.

Antonello Briosi: “Il segreto è pensare in 3D"

La sua creatura si chiama Metalsistem e immette sul mercato un nuovo prodotto ogni settimana. 800 dipendenti, 100mila tonnellate di acciaio all’anno per colossi come Lidl, Ikea e Gucci. “Senza la passione”, dice, “non si fa nulla e la politica dovrebbe riscoprire il valore della gratuità”. E riguardo al Trentino: “Siamo dei privilegiati e non sappiamo di esserlo”

Tutti sanno che c’è, vedono questa grossa e, per certi versi, elegante struttura industriale alla periferia di Rovereto, tanti ci lavorano e sono tante le famiglie coinvolte tra azienda ed indotto, eppure cosa si faccia esattamente nella Metalsistem SpA resta un mistero per i più. Un mistero affascinante, come spesso accade a certe realtà produttive. La gente – si sa – si aspetta sempre risposte rassicuranti un po’ su tutto. E anche sui prodotti, se non si tratta di qualcosa che si trova in casa (nell’armadio, nel frigorifero, ecc.) allora il mistero è come se si infittisse. Riguardo alla Metalsistem, poi, “Scaffali” è la lapidaria, semplicistica risposta che vi sentirete dare se vi capitasse di domandare un po’ in giro. E che ci faccia un’azienda con 800 dipendenti nel mondo in un periodo nero per l’economia mondiale e come faccia a fare utili tra i tre e i cinque milioni ogni anno sono quesiti talmente impellenti che abbiamo deciso di andare a porre direttamente a colui che è l’artefice di tutto: Antonello Briosi. Classe 1950, una passione per la psicologia e un piglio accattivante, pacato, ma che trasuda genialità da ogni poro, un po’ alla Steve Jobs, per intenderci…

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Polenta e canederli in Usa

Denis Franceschini è un ragazzone trentino che si è accostato per gioco alla ristorazione e maturando ne ha fatto la sua professione. Nel suo locale di New York, clienti Vip come Pierce Brosnan, Jose Carreras, Andrea Pirlo e Ivana Trump sono di casa, perché apprezzano la cucina tricolore

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DENISE DELLAGIACOMA PROTAGONISTA su fox

Ci sono persone con cui siamo convinti di non avere nulla in comune. Persone che teniamo istintivamente a distanza, con cui non vorremmo mai condividere la nostra quotidianità. Le commedie romantiche, tuttavia, ci insegnano che gli opposti si attraggono, sempre. Ma se fossimo costretti a vivere a stretto contatto con il nostro esatto opposto, potrebbe davvero arrivare il lieto fine?
In onda su FoxLife (canale 114 di Sky) dal 23 febbraio 2016, il martedì alle 21:00, A letto con il nemico è una vera e propria sfida: in ognuno dei 10 episodi della nuova produzione originale di Fox Life, 2 coppie composte da single agli antipodi in tutto e per tutto saranno costrette a vivere 5 giorni di convivenza forzata. La missione: conoscersi e trovare nelle differenze un punto d’incontro.
Tra i protagonisti della prima puntata Denise Dellagiacoma, ventinovenne trentina di Predazzo con una profonda passione per lo sci di fondo: vanta diverse partecipazioni ai mondiali juniores. A 20 anni Denise decide di lasciare l’attività agonistica. Nel 2007 viene eletta Miss Deborah Trentino Alto Adige e conseguentemente partecipa alla passerella nazionale più prestigiosa, quella di Salsomaggiore. Dopo questa esperienza decide di abbandonare le montagne per trasferirsi a Roma. Denise, che oggi è istruttrice di yoga, grande appassionata di surf e convintamente vegetariana, in questa nuova avventura dovrà convivere con il suo “nemico” per eccellenza: Davide, un macellaio del mercato rionale di Testaccio (Roma) che non sa nuotare, con la paura dell’acqua.
I componenti di ogni coppia non dovranno mai separarsi. Nel corso della convivenza dovranno infatti mantenere una distanza fisica predefinita, che si ridurrà giorno dopo giorno. Oltre alle difficoltà di questa convivenza ravvicinata, le coppie dovranno affrontare piccole prove quotidiane con cui potranno conoscersi meglio. La coppia vincitrice, quella che riuscirà a rimanere più unita e a dimostrare di saper superare i pregiudizi, si aggiudicherà un lussuosissimo viaggio. Sarà possibile commentare sui social gli episodi usando l’hashtag #ALettoCon

Un nuovo Direttore per La Fondazione De Gasperi

Il Consiglio di Amministrazione ha nominato Marco Odorizzi. Nel corso della seduta è stato anche modificato lo Statuto
L’organo di indirizzo della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, nella seduta del 12 febbraio, ha nominato – su proposta del presidente prof. Giuseppe Tognon – Marco Odorizzi Direttore dell’ente. Odorizzi, 28 anni, ha iniziato a lavorare per la Fondazione nel 2014, dopo aver conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche presso l’Università di Trento con una tesi di ricerca sui rapporti tra Stato e Chiesa nel Trentino asburgico a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Nella Fondazione ha ricoperto l’incarico di curatore del Museo Casa De Gasperi e, da settembre 2014, anche del Museo Tesino delle Stampe e dell’Ambulantato Per Via. La scelta si spiega con la volontà della Fondazione di valorizzare le professionalità interne e di premiare i giovani più meritevoli. Marco Odorizzi prende quindi il posto di Giuseppe Zorzi (60 anni) che ha scelto di ricoprire un incarico di supporto alle attività istituzionali del Presidente della Provincia Ugo Rossi, Presidente di turno dell’Euregio. Nel corso della stessa seduta, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha anche approvato alcune modifiche dello Statuto per una semplificazione delle procedure di lavoro e per una maggiore collaborazione con la ricerca e l’alta formazione. La modifica più incisiva riguarda la composizione del Consiglio, sempre composto da 5 membri: oltre al presidente, che è il presidente della Provincia o un suo delegato, la PAT continua a nominare altri due componenti, mentre l’Istituto Sturzo di Roma ne nominerà uno solo, conservando comunque la vicepresidenza della Fondazione per il suo Presidente pro tempore. Il quinto consigliere sarà da ora nominato dall’Università degli Studi di Trento che entra così a far parte dell’organo di indirizzo della Fondazione.

LA BOCCIOFILA TUENNO PER L’AUTISMO

Confortati dai successi organizzativi ed agonistici registrati lo scorso anno in occasione della ripresa delle attività dopo un periodo di pausa forzata gli sportivi della Bocciofila “Al Parco” di Tuenno in Valle di Non hanno deciso di affrontare con un certo anticipo una nuova stagione. Portatori di entusiasmo e carichi di volontà verso questa disciplina amatoriale che spesso riesce ad abbinare lo sport alla solidarietà, il gruppo condotto e trascinato dal presidente Natale Corradini che ha trovato preziosa collaborazione in modo particolare nel più giovane della società, Federico Valentini (nella foto da sinistra) è al lavoro per preparare un evento particolare che aprirà ufficialmente la stagione organizzativa. Si tratta di una gara in programma per domenica 28 febbraio, a terne con partecipazione libera che si svolgerà sulle corsie del bocciodromo di Ossana in Val di Sole la cui bocciofila ha messo a disposizione dei “colleghi” nonesi l’infrastruttura sportiva per questa iniziativa dal risvolto umano e sociale. Non c’è solo sport e quindi agonismo nella proposta del club di Natale Corradini ma anche e soprattutto, seguendo quanto già sta facendo con la classica maratona l’US Ronzone Sportinsieme, un impegno rivolto a Casa Sebastiano, la struttura che sta nascendo a Coredo a favore dell’autismo. C.R.

Nuovi vertici per le Cantine Ferrari

Beniamino Garofalo è il nuovo Direttore Generale

Le Cantine Ferrari hanno nominato nuovo Direttore Generale Beniamino Garofalo. Questa scelta conferma la volontà di orientarsi sempre di più verso una logica manageriale, attraendo nuovi talenti per continuare a migliorare l’organizzazione e l’efficienza, ma mantenendo saldi i valori e la cultura d’impresa di cui la famiglia è garante e che da oltre un secolo contraddistinguono la Casa. Milanese, 45 anni, sposato e padre di una bambina, Garofalo ha maturato importanti esperienze professionali in multinazionali del largo consumo come Danone, Heinz e Pepsico, ricoprendo ruoli nell’area marketing, sales e trade marketing. Nel 2007 è entrato nel Gruppo LVMH con ruoli di General Manager nel settore beauty sviluppando competenze nel mercato del lusso e nel retail come VP Sales and Network Development di Sephora.

Mario Marangoni: un highlander dell’industria italiana

Non ama molto le interviste né i giornalisti, ma per noi di Trentinomese ha fatto un’eccezione. Una vita straordinaria la sua. A partire dagli anni dell’adolescenza a Rovereto, nell’officina del padre Giuseppe, quando è scattata in lui la scintilla dell’intrapresa. Una visione chiara dell’economia mondiale che lo ha portato – assieme ai fratelli – a creare un vero e proprio impero economico nel settore degli pneumatici e dei macchinari che li producono. Non si fa pregare per dire la sua su Renzi, Ugo Rossi, la globalizzazione e... la Merkel.Leggi tutto l'articolo…

da guido gozzano a tess gallagher

Diciotto anni fa, ospitato da Villa S. Ignazio sulla collina delle Laste, veniva aperto il primo corso di poesia condotto da Renzo Francescotti, poeta di notorietà nazionale con oltre venti libri di versi pubblicati, quattro dei quali tradotti all’estero. Il corso era gratuito, ma con un numero limitato di venti iscritti. L’iniziativa si è fatta conoscere ed è cresciuta negli anni, è diventata famosa, ponendosi due obbiettivi fondamentali. Primo: in un tempo impoetico come è il nostro, in cui i poeti e la poesia sembrano chiusi all’angolo, allenarsi a leggere la poesia, a riconoscerla, a farla propria. Secondo: provare ad esprimersi in poesia, poiché in ognuno di noi esiste un nucleo di creatività, si tratta di individuarlo e affinarlo. In questi anni è così accaduto che diversi corsisti abbiano imparato a scrivere in versi, abbiano vinto premi in concorsi, abbiano pubblicato la loro prima raccolta di poesie, continuando poi.
Il 18° Corso di Poesia inizierà lunedì primo febbraio e procederà, a Villa S. Ignazio, dalle ore 20.30 alle 22, in 16 incontri, per quattro mesi, sino alla fine di maggio e sarà concluso con la pubblicazione di una “plaquette” (in 30 copie numerate a mano) con le poesie a tema unico composte dagli alunni del corso. Anche quest’anno sono 6 i poeti “invitati” (come usano dire i corsisti): due poeti italiani, ovvero Giuseppe Giusti, il più famoso poeta satirico della letteratura italiana e Guido Gozzano, il caposcuola dei Crepuscolari. Seguiranno Langston Hughes, poeta americano di colore e Ernesto Cardenal, poeta del Nicaragua che ha superato i 90 anni. Concluderanno due poeti viventi, Charles Simic, serbo-americano e la statunitense Tess Gallagher. Confermando che il Corso resta rigorosamente gratuito e i partecipanti sono limitati a una ventina, poiché solitamente le richieste sono superiori ai posti disponibili si consiglia di iscriversi tempestivamente. (e-mail:fernanda@beozzo.it). Se si abbisognasse di ulteriori informazioni rivolgersi al conduttore prof. Renzo Francescotti (tel. 0461.232542).

Il ritorno di Pintus L’irresistibile

Dopo aver fatto registrare quattro sold out in altrettante apparizioni negli ultimi due anni all’Auditorium S. Chiara, l’ultimo l’aprile scorso, Angelo Pintus ritorna a Trento con il suo nuovo show “Ormai sono una milf”. L’appuntamento, organizzato da Fiabamusic in collaborazione con il Centro Servizi S. Chiara di Trento, è quello del 28 febbraio, alle ore 17. “Ormai sono una milf” è il nuovo spettacolo di Angelo Pintus, reduce dal successo di “50 Sfumature di…Pintus“, record di incassi e di presenze in tutt’Italia. Un vero fenomeno che lo ha traghettato direttamente al festival di Sanremo come ospite comico, per un ulteriore bagno di notorietà. Il filo conduttore dello show lo spiega alla sua maniera il comico triestino: “Come cambia la vita a quarant’anni? Cambia che non puoi più mangiare quello che mangiavi prima… Che sei ancora troppo giovane per fare alcune cose, ma già troppo vecchio per farne altre... La vita a quarant’anni raccontata e vista con gli occhi di chi si sente sempre quel bambino che quando vedeva gli amici quarantenni dei propri genitori li considerava “vecchi” e si meravigliava di quanto vivessero a lungo “i grandi”. E che ora guardandosi allo specchio pensa di essere sempre più in forma, anche se ormai è un uomo fatto. Un uomo? Una signora! Anzi… una milf!“. Classe 1975, triestino ma di radici sarde, Angelo Pintus si è formato, come molti altri protagonisti della scena cabarettistica, nei villaggi turistici e ha debuttato sulle scene teatrali e televisive esibendosi in coppia con Max Vitale. Dal 2009 è una presenza fissa sulle reti Mediaset in programmi di successo quali Guida al campionato e Colorado. Sue le divertenti imitazioni di personaggi famosi del mondo dello sport e dello spettacolo quali Bruno Pizzul, Josè Mourinho, Valentino Rossi, Marco Mengoni, Max Pezzali. Prima di gettarsi in questa nuova avventura ha sbancato i teatri italiani con il suo show “Cinquanta sfumature di Pintus” in cui aiutava il pubblico a capire che fare il comico è, in realtà, molto più facile di quanto si voglia far credere, perché la comicità è dappertutto: «nei politici che litigano, in alcune storie assurde di alcuni programmi televisivi, nella pubblicità. Basti pensare che Banderas parla con una gallina che si chiama Rosita!». A chi gli ha chiesto come fa un classe 1975 come lui ad arrivare ad un pubblico fatto anche di tennagers Pintus ha risposto: “In primo luogo mi reputo mentalmente evoluto – sorride Pintus – e capace di stare sul pezzo. Non sono è più un ragazzino ma mi piace essere sempre aggiornato ad esempio su quello che ascoltano i giovani di oggi”. Mentre sulla sua “ansia da show” in cui è sempre in movimento ha detto: “Mi piace molto una comicità fisica come nel caso di questo spettacolo in cui in certi momenti mi muovo come un forsennato su basi musicali. I miei sketch sono molto veloci perché mi piacciono le cose rapide che non annoiano me e chi mi ascolta. Sono un tantino frenetico ma credo che cosi ci sia maggiore attenzione da parte del pubblico. Quindi tento di essere rapido appunto ma come si suol dire incisivo.

A Levico, alberghi chiusi che pagano tasse per niente...

A Levico Terme, le terme rimangono perpetuamente chiuse? Un tempo c’era il ritrovo al Lido, che poi è stato chiuso e mai più aperto (forse preferiscono pagare Imu e tenere chiuso...). Adesso hanno aperto da un anno la birreria Pedavena: durante i weekend un fiume di giovani affolla il locale e consuma, dando lavoro alla popolazione locale. Ma le terme – che hanno proprietà dove far parcheggiare le vetture dei clienti –, vengono recintate, anche se solo boscaglia. E poi ci si lamenta che non c’è lavoro, e non c’è imprenditorialità. Chi ha terreno e alberghi chiusi, invece che collaborare, preferisce pagare tasse per niente... Rif. 7099.
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Alla faccia di noi che abbiamo l’Autonomia, ma le agevolazioni le cediamo agli altri

Troppi regolamenti, secondo me, allontanano i clienti dalle saune di Andalo: ogni volta che si viene, c’è una regola, diversa e nuova, a tal punto, ci si guarda in giro e centri benessere simili, se ne trovano altri, e con meno regole e a minor costo. Si agevolano i turisti, penalizzando le genti locali... Alla faccia di noi che abbiamo l’Autonomia, ma le agevolazioni le cediamo sempre agli altri... L’Altopiano della Paganella è sì bello, ma occorre venirci appositamente, pagare il parcheggio, solo in alta stagione, temo sia meglio non stufare quei pochi trentini che vengono, perché altrimenti fuori stagione lavorerete a pigliar mosche... Rif. 7095.
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Attesa di 40 minuti in un ufficio postale dell’Alta Valsugana

Ufficio postale dell’Alta Valsugana. Sabato eravamo in dieci in fila. Dopo un attesa di 40 minuti alcuni se ne sono andati. Altri come me han tenuto duro nonostante il bimbo piccolo e alla fine son stata servita dopo quasi un ora dall’operatrice che non è certo un fulmine, ma ce la mette tutta. Nel frattempo la responsabile ha passato il suo tempo a mettere in ordine l’ufficio senza mai dare una mano al secondo sportello e fregandosene delle persone in piedi in attesa. È anni che le cose vanno cosi e ne parla tutto l’Altipiano. A quando qualche provvedimento da parte delle Poste Italiane? Rif. 7093.
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Trovare parcheggio agli ambulatori Crosina

Da alcuni mesi porto mia moglie a fare visite agli ambulatori Crosina, spesso sto in macchina ad aspettare per delle mezz’ore per trovare un posto in cui parcheggiare ed ho notato dei personaggi, tipo «pensionato che non sa come passare il tempo», che si aggirano nel parcheggio e spesso si avvicinano a quelli che parcheggiano sui posti riservati agli handycappati, con fare da «qui comando io» e, mi sembra di aver capito, che chiedano un «contributo» per non chiamare il sorvegliante o i vigili. Ho visto «bisi per fave» o sta prendendo piede anche qui il parcheggiatore abusivo? Rif. 7079.
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Trento in mano ai barbari

La nostra amata città sta pagando lo scotto di una politica imbelle, di una autorità giudiziaria incapace di applicare le leggi, della sottovalutazione dei rischi e della realtà oggettiva da parte di funzionari di polizia. Viene da piangere a pensare come eravamo e come siamo ridotti nel volgere di pochissimo tempo. Rioni interi in mano a delinquenti nordafricani, spacciatori impuniti alla luce del sole; case e appartamenti alla mercè di bande di delinquenti dell’Europa dell’est, pronti a tutto per un pugno di soldi; interi condomini degradati da inquilini incivili e prepotenti; accattoni sempre più arroganti e pretenziosi tranquillamente domiciliati in squallidi ed inaccettabili campi rom dove regna la sporcizia, l’incuria, il parassitismo come stile di vita, il sopruso, la violenza. E dobbiamo anche subire la stupidità dei buonisti a tutti i costi, con il dubbio che il loro ottuso comportamento sia dettato magari da bieco opportunismo, dal fatto che da questa situazione possono ricavare lavoro e soldi, o semplicemente onori e considerazione. Ci siamo troppo imborghesiti, o forse civilizzati e quindi impauriti, per rispondere come si sarebbe fatto in altre epoche: scendere in strada, senza vessilli di qualsiasi natura politica, e fare giustizia sommaria una volta per tutte. Chissà, ci sarà il momento in cui anche noi torneremo ad essere dei barbari? Rif. 7073.
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Divieto di vendita alcolici a Trento: non serve a niente

Con un’ordinanza entrata in vigore con l’inizio del nuovo anno e che è stata operativa fino al 31 gennaio, il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, aveva deciso di estendere a via Prepositura, piazza Leonardo da Vinci, piazza della Portella, via Roma, via Torre Vanga, via Pozzo, via delle Orfane, vicolo Colico, piazzetta Lainez e via Cavour i divieti (specie quello di vendita notturna di alcolici da asporto) già introdotti all’inizio di dicembre per piazza Santa Maria Maggiore. Bene, dico, bene: ma secondo voi è cambiato qualcosa? Rif. 7070.
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Daria de Pretis: una trentina a “Corte”

Siamo a casa sua, accanto allo studio legale dove ha lavorato per anni. Insegnamento, esercizio della professione di avvocato, carriera accademica: il suo curriculum è un rutilante bruciare le tappe. Dopo l’inaspettata nomina al rettorato dell’università trentina, nel novembre scorso Daria de Pretis è stata chiamata dal presidente Napolitano a far parte della corte costituzionale. Ci siamo fatti spiegare in cosa consiste il suo lavoro e le abbiamo chiesto un parere su alcune questioni di scottante attualità.


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Daria de Pretis: una trentina a “Corte”

Siamo a casa sua, accanto allo studio legale dove ha lavorato per anni. Insegnamento, esercizio della professione di avvocato, carriera accademica: il suo curriculum è un rutilante bruciare le tappe. Dopo l’inaspettata nomina al rettorato dell’università trentina, nel novembre scorso Daria de Pretis è stata chiamata dal presidente Napolitano a far parte della corte costituzionale. Ci siamo fatti spiegare in cosa consiste il suo lavoro e le abbiamo chiesto un parere su alcune questioni di scottante attualità.


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Aboulkheir Breigheche: “Islam significa Pace”

Arriva in Italia nel 1966, da Damasco. Dieci anni dopo, È uno dei medici più giovani d’Italia, uno dei primi stranieri. Arriva in Trentino, a Mezzocorona, dove esercita la professione per più di 20 anni. Oggi È in pensione e guida la comunità islamica del trentino alto adige. A ruota libera, ci parla delle nefandezze compiute in Siria dal regime degli Assad, dell’Isis e della fede islamica che – dice l’imam Breigheche – è la religione della fratellanza e della pace
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Aboulkheir Breigheche: “Islam significa Pace”

Arriva in Italia nel 1966, da Damasco. Dieci anni dopo, È uno dei medici più giovani d’Italia, uno dei primi stranieri. Arriva in Trentino, a Mezzocorona, dove esercita la professione per più di 20 anni. Oggi È in pensione e guida la comunità islamica del trentino alto adige. A ruota libera, ci parla delle nefandezze compiute in Siria dal regime degli Assad, dell’Isis e della fede islamica che – dice l’imam Breigheche – è la religione della fratellanza e della pace
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Luis Durnwalder: il "riposo" del guerriero



Riceve tantissime lettere tutti i giorni. “La gente – dice – si rivolge a me come se fossi ancora il governatore”. Siamo andati a trovarlo e Ci ha dato qualche consiglio per Ugo Rossi e per il Trentino, prima di lanciare una frecciatina al suo successore, Arno Kompatscher

Luis Durnwalder: il "riposo" del guerriero



Riceve tantissime lettere tutti i giorni. “La gente – dice – si rivolge a me come se fossi ancora il governatore”. Siamo andati a trovarlo e Ci ha dato qualche consiglio per Ugo Rossi e per il Trentino, prima di lanciare una frecciatina al suo successore, Arno Kompatscher

Zirele, queste conosciute!

È cubica, ma ha un nome “circolare”. È aperta a tutti i tentativi di imitazione possibili e immaginabili, eppure la produce solo la lorandi, di Damiano Casagrande, in quel di Civezzano. Una storia dolcissima, moderna e antica allo stesso tempo, che comincia all’incirca nel 1960, grazie a Tullio Lorandi e alla sua pasticceria di Trento. Nove gusti originari che ora sono diventati molti di più. E sono sbarcati all’Expo di Milano
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Zirele, queste conosciute!

È cubica, ma ha un nome “circolare”. È aperta a tutti i tentativi di imitazione possibili e immaginabili, eppure la produce solo la lorandi, di Damiano Casagrande, in quel di Civezzano. Una storia dolcissima, moderna e antica allo stesso tempo, che comincia all’incirca nel 1960, grazie a Tullio Lorandi e alla sua pasticceria di Trento. Nove gusti originari che ora sono diventati molti di più. E sono sbarcati all’Expo di Milano
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Gabriele Fratton: la "normalità" del milionario



Fare una grossa vincita che permette di vivere di rendita, può cambiare l’esistenza? Lo abbiamo chiesto al signor Gabriele Fratton, il pensionato di Spera, in Valsugana, che l’anno scorso ha vinto quasi 3 milioni di euro al Lotto e che, dopo avere comperato una bella casa, una macchina sportiva ed essersi tolto qualche sfizio, dice di vivere come faceva prima. e ci spiega che davvero bisogna “giocare senza esagerare” perché nel suo caso sono bastati 3,50 euro per diventare milionario, ma che alla fine la vera felicità sta nella vita di tutti i giorni e non nelle cose “da ricchi”…
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Silvia Merler: uno sguardo sul mondo



Il dibattito economico in italia? Non c’è quasi mai sostanza. Perché solo uomini in economia? spesso ci sono interessi personali. Il sistema euro? È perfettibile. Silvia Merler, 29 anni, trentina e bocconiana, vive tra milano e bruxelles, ma sta per volare negli States. È tra le personalità emergenti negli ambienti in cui si discute (e si inFluenza) l’andamento dell’economia europea e mondialeLeggi tutto l'articolo…

Silvia Merler: uno sguardo sul mondo



Il dibattito economico in italia? Non c’è quasi mai sostanza. Perché solo uomini in economia? spesso ci sono interessi personali. Il sistema euro? È perfettibile. Silvia Merler, 29 anni, trentina e bocconiana, vive tra milano e bruxelles, ma sta per volare negli States. È tra le personalità emergenti negli ambienti in cui si discute (e si inFluenza) l’andamento dell’economia europea e mondialeLeggi tutto l'articolo…

Gabriele Fratton: la "normalità" del milionario



Fare una grossa vincita che permette di vivere di rendita, può cambiare l’esistenza? Lo abbiamo chiesto al signor Gabriele Fratton, il pensionato di Spera, in Valsugana, che l’anno scorso ha vinto quasi 3 milioni di euro al Lotto e che, dopo avere comperato una bella casa, una macchina sportiva ed essersi tolto qualche sfizio, dice di vivere come faceva prima. e ci spiega che davvero bisogna “giocare senza esagerare” perché nel suo caso sono bastati 3,50 euro per diventare milionario, ma che alla fine la vera felicità sta nella vita di tutti i giorni e non nelle cose “da ricchi”…
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Settembre in Primiero: la grande bellezza

Una malga incantata, un’altra sognata, una villa dove si collezionano elementi naturali, un fienile fuori dal mondo in cui fare un salto nel tempo: c’è molto da scoprire in Trentino, fatelo con noi.Leggi tutto l'articolo…

Settembre in Primiero: la grande bellezza

Una malga incantata, un’altra sognata, una villa dove si collezionano elementi naturali, un fienile fuori dal mondo in cui fare un salto nel tempo: c’è molto da scoprire in Trentino, fatelo con noi.Leggi tutto l'articolo…

Maurizio Passerotti: viva la Romania!



Da pioniere dell’informatica a Console onorario della Romania. Ecco il racconto di come, questa sorta di Steve Jobs trentino, dopo essere diventato imprenditore di successo, ha costruito una grande amicizia con il popolo rumeno,
a cui ha dato e da cui ha ricevuto tantissimo.
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Maurizio Passerotti: viva la Romania!



Da pioniere dell’informatica a Console onorario della Romania. Ecco il racconto di come, questa sorta di Steve Jobs trentino, dopo essere diventato imprenditore di successo, ha costruito una grande amicizia con il popolo rumeno,
a cui ha dato e da cui ha ricevuto tantissimo.
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Il Trentino dei bambini: l'idea che mancava



“Il Trentino dei bambini” è diventato rapidamente la principale risorsa per chi vuole godere del nostro meraviglioso territorio in compagnia dei più piccoli, contando su continue idee e proposte per il tempo libero, ma anche sull'approfondimento dei servizi utili alla gestione familiare. Un progetto sempre più articolato, che si è sviluppato in una maniera impressionante in soli due anni: è un sito con oltre 1500 visitatori al giorno (il 50% fuori provincia), una trasmissione tv su Rttr, una pagina Facebook seguita da oltre 16 mila fan, uno spettacolo diventato itinerante, una manifestazione che attira migliaia di persone entusiaste a Trento Fiere ed ora anche una guida – edita proprio da Curcu e Genovese – che sta riscuotendo un grandissimo successo. Leggi tutto l'articolo…

Chi dice tacco dice donna



Portare lo stiletto con disinvoltura è il mito di (quasi) ogni donna: oggi questo sogno è diventato realtà, grazie ai seminari di portamento con tacchi, organizzati e condotti dalla poliedrica Cristiana Bertelli

Udite, udite, donne di tutte le età. Portare il tacco alto non è più un’utopia, un desiderio irraggiungibile. Basta mettere in campo un pizzico di voglia di imparare ed il gioco è fatto. Il tacco alto rappresenta per ogni donna un’importante conquista, che investe non solo la sfera della femminilità intesa in senso globale – al di là del concetto riduttivo di mera vanità – ma che abbraccia una più ampia connessione psicologica. Tradotto concretamente, una donna che esalta le sue caratteristiche con un bel portamento diventa più sicura di sé, rafforza la propria autostima, esprime al meglio la consapevolezza di essere se stessa a trecentosessanta gradi. Il tacco, specialmente quello alto – quello che per intenderci veleggia dagli otto ai dodici centimetri – rappresenta molto spesso un incubo per la donna moderna, che considera impresa impossibile destreggiarsi su cotante altezze nell’ordinario svolgimento delle consuete attività di tutti i giorni. Tuttavia, parlando con Cristiana Bertelli, abbiamo capito che non c’è niente di impossibile, anche per quelle donne cresciute a rasoterra per timore di non riuscire a gestire il tacco.
Riduttivo definirla semplicemente “ballerina” o “istruttrice di ballo”; sfogliando il suo curriculum, scopriamo che Cristiana ha un palmares che racchiude tutto quanto parla di danza e sconfinati dintorni, tra i quali il prestigioso ruolo di coach in una delle più imponenti manifestazioni della bellezza declinata al femminile, quale il concorso di “Miss Italia”.
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Il Trentino dei bambini: l'idea che mancava



“Il Trentino dei bambini” è diventato rapidamente la principale risorsa per chi vuole godere del nostro meraviglioso territorio in compagnia dei più piccoli, contando su continue idee e proposte per il tempo libero, ma anche sull'approfondimento dei servizi utili alla gestione familiare. Un progetto sempre più articolato, che si è sviluppato in una maniera impressionante in soli due anni: è un sito con oltre 1500 visitatori al giorno (il 50% fuori provincia), una trasmissione tv su Rttr, una pagina Facebook seguita da oltre 16 mila fan, uno spettacolo diventato itinerante, una manifestazione che attira migliaia di persone entusiaste a Trento Fiere ed ora anche una guida – edita proprio da Curcu e Genovese – che sta riscuotendo un grandissimo successo. Leggi tutto l'articolo…

Chi dice tacco dice donna



Portare lo stiletto con disinvoltura è il mito di (quasi) ogni donna: oggi questo sogno è diventato realtà, grazie ai seminari di portamento con tacchi, organizzati e condotti dalla poliedrica Cristiana Bertelli

Udite, udite, donne di tutte le età. Portare il tacco alto non è più un’utopia, un desiderio irraggiungibile. Basta mettere in campo un pizzico di voglia di imparare ed il gioco è fatto. Il tacco alto rappresenta per ogni donna un’importante conquista, che investe non solo la sfera della femminilità intesa in senso globale – al di là del concetto riduttivo di mera vanità – ma che abbraccia una più ampia connessione psicologica. Tradotto concretamente, una donna che esalta le sue caratteristiche con un bel portamento diventa più sicura di sé, rafforza la propria autostima, esprime al meglio la consapevolezza di essere se stessa a trecentosessanta gradi. Il tacco, specialmente quello alto – quello che per intenderci veleggia dagli otto ai dodici centimetri – rappresenta molto spesso un incubo per la donna moderna, che considera impresa impossibile destreggiarsi su cotante altezze nell’ordinario svolgimento delle consuete attività di tutti i giorni. Tuttavia, parlando con Cristiana Bertelli, abbiamo capito che non c’è niente di impossibile, anche per quelle donne cresciute a rasoterra per timore di non riuscire a gestire il tacco.
Riduttivo definirla semplicemente “ballerina” o “istruttrice di ballo”; sfogliando il suo curriculum, scopriamo che Cristiana ha un palmares che racchiude tutto quanto parla di danza e sconfinati dintorni, tra i quali il prestigioso ruolo di coach in una delle più imponenti manifestazioni della bellezza declinata al femminile, quale il concorso di “Miss Italia”.
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Rinaldo Detassis: in principio fu un “bidone”



Si definisce “molto fortunato”, ma l’intraprendenza e la tenacia nel corso di sessant’anni di carriera sono state decisive. la sua soddisfazione più grande? Quella di non aver mai invidiato o imbrogliato nessuno

Quando parla di sé sembra ti stia raccontando la vita di qualcun altro, con fare disarmante cerca in tutti i modi di “normalizzare” tutte le cose straordinarie che ha fatto nella vita. Ma non è solo umiltà quella di Rinaldo Detassis. È anche saggezza che fa belle le persone, ne rende piacevole la compagnia, gustoso lo scambio di opinioni, irresistibile l’aneddotica. Un racconto del passato che riesce a dare una forma ad un possibile futuro. Detassis è un raro esempio di imprenditore illuminato, innovatore in anni in cui l’innovazione era un rischio e una presunzione. Un uomo per il quale il lavoro non è mai stato una componente accessoria dell’esistenza, ma il mezzo per dare a quell’esistenza una forma e un senso profondo. Sin da quando, poco più che adolescente, preso il diploma di computista, nel 1954, comincia a fare il contabile alla Pedroni, una ditta di trasporto. Leggi tutto l'articolo…

Rinaldo Detassis: in principio fu un “bidone”



Si definisce “molto fortunato”, ma l’intraprendenza e la tenacia nel corso di sessant’anni di carriera sono state decisive. la sua soddisfazione più grande? Quella di non aver mai invidiato o imbrogliato nessuno

Quando parla di sé sembra ti stia raccontando la vita di qualcun altro, con fare disarmante cerca in tutti i modi di “normalizzare” tutte le cose straordinarie che ha fatto nella vita. Ma non è solo umiltà quella di Rinaldo Detassis. È anche saggezza che fa belle le persone, ne rende piacevole la compagnia, gustoso lo scambio di opinioni, irresistibile l’aneddotica. Un racconto del passato che riesce a dare una forma ad un possibile futuro. Detassis è un raro esempio di imprenditore illuminato, innovatore in anni in cui l’innovazione era un rischio e una presunzione. Un uomo per il quale il lavoro non è mai stato una componente accessoria dell’esistenza, ma il mezzo per dare a quell’esistenza una forma e un senso profondo. Sin da quando, poco più che adolescente, preso il diploma di computista, nel 1954, comincia a fare il contabile alla Pedroni, una ditta di trasporto. Leggi tutto l'articolo…

L’Italia latitante tra le rovine “redente”

Il ritorno dei profughi rallentato dai danni e dalla burocrazia - Gli stessi irredentisti costretti ad ammettere i ritardi nella ricostruzione dei paesi devastati dalla Guerra – Per mesi il Trentino fu una provincia “occupata” dai militari italiani – Sul piano dell’efficienza amministrativa più che essere redento, “il Trentino avrebbe dovuto redimere l’Italia”

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L’Italia latitante tra le rovine “redente”

Il ritorno dei profughi rallentato dai danni e dalla burocrazia - Gli stessi irredentisti costretti ad ammettere i ritardi nella ricostruzione dei paesi devastati dalla Guerra – Per mesi il Trentino fu una provincia “occupata” dai militari italiani – Sul piano dell’efficienza amministrativa più che essere redento, “il Trentino avrebbe dovuto redimere l’Italia”

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"La Divina" alle Terme



1888, alle terme di Roncegno arriva una star: Eleonora Duse. Soffriva di una malattia molto grave e per curarsi soggiornò alle Terme di Roncegno. Bagni, passeggiate e lunghe lettere all’amante. Così la star trascorse la sua estate trentina
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"La Divina" alle Terme



1888, alle terme di Roncegno arriva una star: Eleonora Duse. Soffriva di una malattia molto grave e per curarsi soggiornò alle Terme di Roncegno. Bagni, passeggiate e lunghe lettere all’amante. Così la star trascorse la sua estate trentina
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Buona Pasqua con Cisa

Quella della Cisa 2054, storica fabbrica del cioccolato trentino, è una realtà unica in tutta la regione, che da più di sessant’anni si è specializzata nella produzione artigianale di cioccolatoLeggi tutto l'articolo…

Buona Pasqua con Cisa

Quella della Cisa 2054, storica fabbrica del cioccolato trentino, è una realtà unica in tutta la regione, che da più di sessant’anni si è specializzata nella produzione artigianale di cioccolatoLeggi tutto l'articolo…

La vita di un uomo un “filo d’erba” dentro una gavetta

Il 25 aprile ricorrono settant’anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Per l’occasione, “Trentinomese” ha recuperato un frammento di guerra, una storia minima di chi non ha storia. Da una gavetta militare trovata per caso a segonzano (Val di Cembra) siamo risaliti al militare italiano, un muratore di Boves (Piemonte) che la usò nel campo di concentramento in Germania, dove fu prigioniero per due anni. Restano l’interrogativo e le ipotesi sull’abbandono di quella gavetta in Val di Cembra. Il cimelio sarà donato al Museo Italiano della Guerra a Rovereto.
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La vita di un uomo un “filo d’erba” dentro una gavetta

Il 25 aprile ricorrono settant’anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Per l’occasione, “Trentinomese” ha recuperato un frammento di guerra, una storia minima di chi non ha storia. Da una gavetta militare trovata per caso a segonzano (Val di Cembra) siamo risaliti al militare italiano, un muratore di Boves (Piemonte) che la usò nel campo di concentramento in Germania, dove fu prigioniero per due anni. Restano l’interrogativo e le ipotesi sull’abbandono di quella gavetta in Val di Cembra. Il cimelio sarà donato al Museo Italiano della Guerra a Rovereto.
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Franco Moscon: attore per hobby in quasi cento film

Attore per hobby, vanta Ad oggi quasi 100 film: ha iniziato da ragazzino, per caso, lavorando per Antonioni, Wertmüller, Tornatore, Bellocchio, al fianco di mostri sacri come Sordi, Manfredi, Gassman… Lo abbiamo visto in “A un passo dal cielo” e nella serie TV de “L’Ispettore Derrick”. Una passione che dura da quasi 50 anni.
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Franco Moscon: attore per hobby in quasi cento film

Attore per hobby, vanta Ad oggi quasi 100 film: ha iniziato da ragazzino, per caso, lavorando per Antonioni, Wertmüller, Tornatore, Bellocchio, al fianco di mostri sacri come Sordi, Manfredi, Gassman… Lo abbiamo visto in “A un passo dal cielo” e nella serie TV de “L’Ispettore Derrick”. Una passione che dura da quasi 50 anni.
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