Hans Kammerlander: “Montagna, amica, nemica e vita mia”



A chi scrive, addentrarsi nelle profondità dell’Alto Adige ha sempre dato la sensazione che ti può dare un bagno caldo dopo una lunga passeggiata in montagna, d’inverno, sotto una pioggerellina gelata e persistente. Siamo a pochi chilometri dai luoghi in cui trascorriamo le nostre giornate, ma il salto geografico è molto più ampio di quel che sembra. È come se da Bressanone in poi il tempo e lo spazio cambino proporzioni e si allunghino percettibilmente. Per questo quando giungiamo a Campo Tures restiamo un attimo interdetti nel leggere il cartello segnaletico della piazzetta principale: “Piazza Hans Kammerlander”. Caspita. Non crediamo capiti a molti giornalisti di andare ad intervistare qualcuno in una piazza che porta il suo stesso nome…
Tuttavia questo flash toponomastico ci aiuta a cogliere essenzialmente due cose: intanto la levatura del personaggio; in seconda istanza la considerazione che da queste parti ha tutto ciò (uomini, imprese, attrezzature, cime, vette e cocuzzoli vari) che ha a che fare con lei: Nostra Signora la Montagna.
Hans ci riceve nel suo – come potremmo definirlo? – studio? Atelier? Negozio? Sancta sanctorum? Mah, e chi lo sa... Fatto sta che siamo nella mansarda della palazzina che ospita l’Ufficio Turistico. Addossati alle pareti ci sono i cimeli delle imprese, i ricordi delle cordate, e poi magliette e gadget del Mondo Kammerlander. È senza paura di sbagliare che potremmo definire questa mansarda una sorta di diorama vivente del grande scalatore altoatesino. Che prima di cominciare a rispondere alle nostre domande si accende la prima di molte sigarette, smussando il tipico distacco altoatesino con una nota di confidenza e nonchalance bogartiana.
“L’alpinismo non è preciso come una gara di sci” esordisce il nostro padrone di casa, come anteponendo una sorta di protasi alla nostra intervista. “L’alpinismo è veloce… Io sono sicuro che almeno metà delle imprese dichiarate non sono così vere… Soprattutto se parliamo di arrampicata”.

Antonello Briosi: “Il segreto è pensare in 3D"

La sua creatura si chiama Metalsistem e immette sul mercato un nuovo prodotto ogni settimana. 800 dipendenti, 100mila tonnellate di acciaio all’anno per colossi come Lidl, Ikea e Gucci. “Senza la passione”, dice, “non si fa nulla e la politica dovrebbe riscoprire il valore della gratuità”. E riguardo al Trentino: “Siamo dei privilegiati e non sappiamo di esserlo”

Tutti sanno che c’è, vedono questa grossa e, per certi versi, elegante struttura industriale alla periferia di Rovereto, tanti ci lavorano e sono tante le famiglie coinvolte tra azienda ed indotto, eppure cosa si faccia esattamente nella Metalsistem SpA resta un mistero per i più. Un mistero affascinante, come spesso accade a certe realtà produttive. La gente – si sa – si aspetta sempre risposte rassicuranti un po’ su tutto. E anche sui prodotti, se non si tratta di qualcosa che si trova in casa (nell’armadio, nel frigorifero, ecc.) allora il mistero è come se si infittisse. Riguardo alla Metalsistem, poi, “Scaffali” è la lapidaria, semplicistica risposta che vi sentirete dare se vi capitasse di domandare un po’ in giro. E che ci faccia un’azienda con 800 dipendenti nel mondo in un periodo nero per l’economia mondiale e come faccia a fare utili tra i tre e i cinque milioni ogni anno sono quesiti talmente impellenti che abbiamo deciso di andare a porre direttamente a colui che è l’artefice di tutto: Antonello Briosi. Classe 1950, una passione per la psicologia e un piglio accattivante, pacato, ma che trasuda genialità da ogni poro, un po’ alla Steve Jobs, per intenderci…

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http://www.curcuegenovese.it/index.php/libri/trentino-mese/giugno-2016.html

Chi dice tacco dice donna



Portare lo stiletto con disinvoltura è il mito di (quasi) ogni donna: oggi questo sogno è diventato realtà, grazie ai seminari di portamento con tacchi, organizzati e condotti dalla poliedrica Cristiana Bertelli

Udite, udite, donne di tutte le età. Portare il tacco alto non è più un’utopia, un desiderio irraggiungibile. Basta mettere in campo un pizzico di voglia di imparare ed il gioco è fatto. Il tacco alto rappresenta per ogni donna un’importante conquista, che investe non solo la sfera della femminilità intesa in senso globale – al di là del concetto riduttivo di mera vanità – ma che abbraccia una più ampia connessione psicologica. Tradotto concretamente, una donna che esalta le sue caratteristiche con un bel portamento diventa più sicura di sé, rafforza la propria autostima, esprime al meglio la consapevolezza di essere se stessa a trecentosessanta gradi. Il tacco, specialmente quello alto – quello che per intenderci veleggia dagli otto ai dodici centimetri – rappresenta molto spesso un incubo per la donna moderna, che considera impresa impossibile destreggiarsi su cotante altezze nell’ordinario svolgimento delle consuete attività di tutti i giorni. Tuttavia, parlando con Cristiana Bertelli, abbiamo capito che non c’è niente di impossibile, anche per quelle donne cresciute a rasoterra per timore di non riuscire a gestire il tacco.
Riduttivo definirla semplicemente “ballerina” o “istruttrice di ballo”; sfogliando il suo curriculum, scopriamo che Cristiana ha un palmares che racchiude tutto quanto parla di danza e sconfinati dintorni, tra i quali il prestigioso ruolo di coach in una delle più imponenti manifestazioni della bellezza declinata al femminile, quale il concorso di “Miss Italia”.
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Chi dice tacco dice donna



Portare lo stiletto con disinvoltura è il mito di (quasi) ogni donna: oggi questo sogno è diventato realtà, grazie ai seminari di portamento con tacchi, organizzati e condotti dalla poliedrica Cristiana Bertelli

Udite, udite, donne di tutte le età. Portare il tacco alto non è più un’utopia, un desiderio irraggiungibile. Basta mettere in campo un pizzico di voglia di imparare ed il gioco è fatto. Il tacco alto rappresenta per ogni donna un’importante conquista, che investe non solo la sfera della femminilità intesa in senso globale – al di là del concetto riduttivo di mera vanità – ma che abbraccia una più ampia connessione psicologica. Tradotto concretamente, una donna che esalta le sue caratteristiche con un bel portamento diventa più sicura di sé, rafforza la propria autostima, esprime al meglio la consapevolezza di essere se stessa a trecentosessanta gradi. Il tacco, specialmente quello alto – quello che per intenderci veleggia dagli otto ai dodici centimetri – rappresenta molto spesso un incubo per la donna moderna, che considera impresa impossibile destreggiarsi su cotante altezze nell’ordinario svolgimento delle consuete attività di tutti i giorni. Tuttavia, parlando con Cristiana Bertelli, abbiamo capito che non c’è niente di impossibile, anche per quelle donne cresciute a rasoterra per timore di non riuscire a gestire il tacco.
Riduttivo definirla semplicemente “ballerina” o “istruttrice di ballo”; sfogliando il suo curriculum, scopriamo che Cristiana ha un palmares che racchiude tutto quanto parla di danza e sconfinati dintorni, tra i quali il prestigioso ruolo di coach in una delle più imponenti manifestazioni della bellezza declinata al femminile, quale il concorso di “Miss Italia”.
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