MATTEO LUNELLI: LA MIA VITA A BORDO DI "UN" FERRARI



GLI STUDI A MILANO, IL MONDO DELLA FINANZA E POI L’ENTRATA NELL’AZIENDA DI FAMIGLIA, QUELLA DELLE BOLLICINE NOTE IN TUTTO IL MONDO. IL PRESIDENTE DI “CANTINE FERRARI” CI PARLA DELLA SUA GIOVENTÙ, DEL LAVORO, MA ANCHE DELLA FAMIGLIA, DEL MONDO DEL VINO E DEL FUTURO CHE DESIDERA PER I PROPRI FIGLI. UN RACCONTO APPASSIONATO, PERCHÉ È PROPRIO LA PASSIONE – ASSIEME ALLA CURIOSITÀ – IL SENTIMENTO CHE LO GUIDA DA SEMPRE...

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LORENZO DELLADIO: CON LA MONTAGNA AI VOSTRI PIEDI



QUANDO SI PARLA DI SCARPE DA MONTAGNA, DAGLI USA ALL’HIMALAYA, TUTTI CONOSCONO IL MARCHIO “LA SPORTIVA”. È IL FRUTTO DI UNA STORIA FAMIGLIARE LUNGA NOVANT’ANNI E DELL’OPERA INSTANCABILE DI LORENZO DELLADIO, OGGI UNICO PROPRIETARIO DELL’AZIENDA. IMPRENDITORE DINAMICO, PILOTA DI RALLY, INNOVATORE ANIMATO DA UNA VISIONARIETÀ A VOLTE FORSE TROPPO LUNGIMIRANTE PER ESSERE RECEPITA OGGI. IL PROGETTO “PASSO ROLLE” NE È SOLO UN ESEMPIO...

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Hans Kammerlander: “Montagna, amica, nemica e vita mia”



A chi scrive, addentrarsi nelle profondità dell’Alto Adige ha sempre dato la sensazione che ti può dare un bagno caldo dopo una lunga passeggiata in montagna, d’inverno, sotto una pioggerellina gelata e persistente. Siamo a pochi chilometri dai luoghi in cui trascorriamo le nostre giornate, ma il salto geografico è molto più ampio di quel che sembra. È come se da Bressanone in poi il tempo e lo spazio cambino proporzioni e si allunghino percettibilmente. Per questo quando giungiamo a Campo Tures restiamo un attimo interdetti nel leggere il cartello segnaletico della piazzetta principale: “Piazza Hans Kammerlander”. Caspita. Non crediamo capiti a molti giornalisti di andare ad intervistare qualcuno in una piazza che porta il suo stesso nome…
Tuttavia questo flash toponomastico ci aiuta a cogliere essenzialmente due cose: intanto la levatura del personaggio; in seconda istanza la considerazione che da queste parti ha tutto ciò (uomini, imprese, attrezzature, cime, vette e cocuzzoli vari) che ha a che fare con lei: Nostra Signora la Montagna.
Hans ci riceve nel suo – come potremmo definirlo? – studio? Atelier? Negozio? Sancta sanctorum? Mah, e chi lo sa... Fatto sta che siamo nella mansarda della palazzina che ospita l’Ufficio Turistico. Addossati alle pareti ci sono i cimeli delle imprese, i ricordi delle cordate, e poi magliette e gadget del Mondo Kammerlander. È senza paura di sbagliare che potremmo definire questa mansarda una sorta di diorama vivente del grande scalatore altoatesino. Che prima di cominciare a rispondere alle nostre domande si accende la prima di molte sigarette, smussando il tipico distacco altoatesino con una nota di confidenza e nonchalance bogartiana.
“L’alpinismo non è preciso come una gara di sci” esordisce il nostro padrone di casa, come anteponendo una sorta di protasi alla nostra intervista. “L’alpinismo è veloce… Io sono sicuro che almeno metà delle imprese dichiarate non sono così vere… Soprattutto se parliamo di arrampicata”.

MAURIZIO ZANOLLA “MANOLO”: COME HO VINTO LA GRAVITÀ



Intervistarlo è difficile. Non solo perché lui è molto restio all’esposizione mediatica. Sì, insomma, non ama stare sulle copertine e immolarsi al sacro altare del giornalismo. Anche perché poi questi “sacramenta” di imbrattacarte tendono sempre a parlare di sé piuttosto che del personaggi che hanno di fronte. Ma intervistare Maurizio Zanolla, in arte “Manolo” è difficile anche per ragioni di geolocalizzazione. Voglio dire: arrivare in Primiero è relativamente facile, il difficile poi è arrampicarsi su quel pendio al limitar del bosco, con i cilindri dell’auto “cittadina” che urlano di dolore. Senza contare che dobbiamo bussare a diverse porte prima di giungere alla sua.
Ma la cordialità con cui ci accoglie ripaga – noi e la nostra auto – di ogni sforzo. La sua è la tipica casetta che in tanti sognano, quando nei momenti di stress prefigurano una definitiva quanto immaginifica fuga dal mondo civilizzato. Soffitti bassi, cimeli e ammenicoli in ogni dove, un calore che ti avvolge e ti mette a tuo agio. “L’ho costruita con le mia mani” dice Maurizio, puntandoci addosso come laser quei due occhioni chiari. È non è certo un modo di dire. L’ha costruita veramente lui, pezzo per pezzo, con le sue… mani. Eccole qua le altre protagoniste di questo ritratto, la mani di Manolo: una propaggine dell’uomo, dell’anima e del cuore. Non due semplici arti di utilità, ma due coprotagoniste di una vita intera.
Stiamo parlando, di fatto, di uno degli inventori dell’arrampicata moderna. Di uno che nel 1978 ha aperto 28 vie in un mese. Di uno che a 54 anni suonati ha aperto una via di grado 9a e che a 59 anni ha ripetuto una via aperta nel 1981. Qui si parla di uno preciso, preparato, allenato. Uno degli unici quattro incidenti gravi li ha avuti in macchina. E non guidava lui.
E poi uno così è bello sentirlo parlare a prescindere, anche di grandi temi, come la vita e la morte. C’è nelle sue parole un’umiltà a tratti sconcertante che però non fa altro che rafforzare la dignità delle sue parole. E poi, sai che c’è? Che quel suo timbro grave, quella parlata nervosa, cadenzata ricorda, per lo stupore, la purezza e la lucidità, quella di Pier Paolo Pasolini. Che gli assomiglia pure un po’ fisicamente.Leggi tutto l'articolo…

Tutta la storia della Coster

A Calceranica e paesi limitrofi il segreto è quello di Pulcinella, considerato che praticamente una famiglia su due ha qualcosa a che fare con la Coster: un parente, un conoscente, un amico che ci lavora lì dentro ce l’hanno proprio tutti.
Come bambini un po’ assonnati che alla sera hanno un bisogno insopprimibile di una storia prima di abbandonarsi alle braccia di Morfeo, così noi avevamo più volte tentato di convincere Rolando Segatta, de facto il “fondatore”, a raccontarci la “sua” di storia. Ma non c’era stato niente da fare. Il suo carattere estremamente schivo, la sua umanità votata alla riservatezza non hanno permesso che si schiodasse dalle sue convinzioni. Fino a che, nell’agosto del 2015, non ci arrivò la triste notizia che all’età di 90 anni Segatta era passato a miglior vita.Leggi tutto l'articolo…

Luciano Pisoni: Al "centro" esatto della musica

LA SUA AZIENDA DETIENE IL 98% DEL MERCATO. QUALE MERCATO? BEH, QUELLO DEI PADS. COSA SONO? SCOPRITELO LEGGENDO QUESTO ARTICOLO. LUI È LUCIANO PISONI, INVENTORE DI “MUSIC CENTER” CHE È MOLTO DI PIÙ CHE UN NEGOZIO DI STRUMENTI MUSICALI. INIZIA A FARE IL MECCANICO DA PICCOLO. DA ALLORA NON SI È PIÙ FERMATO…



Andiamo a casa di Luciano Pisoni con addosso una grande curiosità. Vogliamo capire una volta per tutte cosa producono esattamente i suoi stabilimenti. Perché il marchio Music Center, vabbè, quello da queste parti lo conoscono un po’ tutti. Negozio di strumenti musicali, elettrodomestici dagli anni Ottanta ai primi Duemila. (Alzi la mano chi non è mai andato ad acquistare un televisore, un giradischi, una lavatrice, una chitarra nei locali di Via Brennero e di Gardolo).
In realtà, però, la sua attività “vera” è un’altra. Lui produce un oggettino misterioso chiamato pad. Ok, detto così non risolve il mistero, ma possiamo considerarlo un inizio e se avrete la pazienza di leggerci fino alla fine.
Nel suo catalogo ci sono qualcosa come 200mila pezzi e questo numero farà alzare le orecchie anche al lettore più distratto. Ma partiamo dall’inizio, quando l’avventura Music Center è cominciata.

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Mauro Giacca: "Meglio sognare che non farlo"

Ecco un vero self made man. Una casa super domotica, tra classicità e design ultramoderno. Un’azienda leader nel settore della componentistica elettrica e un grande progetto sul calcio Trento che comincia a dare i suoi frutti. Mauro Giacca lavora con la convinzione che la sinergia sia la parola chiave per raggiungere qualsiasi traguardo nella vita. Anche quelli tracciati dalle passioni più grandi. Insomma, una storia personale che forse è anche un po’ la storia di una comunità.

La sua casa, innanzitutto. Una costruzione che non passa inosservata. Potrebbe esserlo su una rambla di Barcellona o su una collina di Los Angeles, ma qui a Trento, a due passi dall’ospedale Santa Chiara, inosservata proprio non riesce ad esserlo. A definirne lo stile ci penserà lui stesso all’interno dell’articolo che TrentinoMese ha deciso di dedicargli questa volta. Lui è Mauro Giacca, classe 1971, viso da ragazzo, idee da uomo navigato e convinzioni da saggio capo indiano. Una breve vita quella che fino ad oggi ha voluto dividere in tre, tra gli affetti, la passione per il lavoro e quella per lo sport più bello del mondo: il calcio.


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Qui si cura la libertà



Tutti lo chiamano “carcere”, ma in realtà si tratta di una casa circondariale. I detenuti previsti erano 244, oggi sono 330. Siamo andati a “visitare” la struttura di Spini di Gardolo. Tante le attività svolte all’interno, anche per conto di committenti esterni. E poi abbiamo parlato con alcuni detenuti, registrandone ricordi, speranze e recriminazioni...

Più che privare della libertà, il carcere la congela, la custodisce come si fa con una cosa preziosa. Ma la nostra visita ci ha fatto balenare nella mente un’altra immagine suggestiva: quella di un’incubatrice. Come se la libertà di chi ha commesso un crimine fosse una sorta di nascita prematura che necessità. Oppure un malanno che va debellato quanto prima.
Intanto cominciamo col dire che quello di Spini, se genericamente è usuale chiamare “carcere”, è in realtà una casa circondariale, cioè un carcere giudiziario e non una casa di reclusione. Insomma, vi sono detenute solo le persone in attesa di giudizio e quelle condannate a pene inferiori ai cinque anni (o con un residuo di pena inferiore ai cinque anni). Fine della lezioncina etimologica.
Siamo a Spini di Gardolo, una zona industriale zeppa di capannoni, camion, uffici e officine varie. Sì, un mezzo carcere pure questo, ma a frequenza volontaria. La nostra meta è una costruzione squadrata posta in fondo ad un lungo viale. La prima cosa che salta all’occhio è che non si vedono sbarre; quelle sono tutte all’interno: una piccola ipocrisia architettonica al servizio del politicamente corretto? Forse. Ma ad una prima distratta occhiata non si vedono nemmeno torrette di guardia o filo spinato. Sì, la Casa Circondariale pare proprio l’ennesima azienda dell’aziendopoli posta a nord del capoluogo. Tutt’altra cosa rispetto al vecchio carceraccio di via Pilati: lì le sbarre si vedevano eccome, e pure i detenuti, assieme a tutte le leggende che giravano su quel luogo, docce di acqua fredda comprese...


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Antonello Briosi: “Il segreto è pensare in 3D"

La sua creatura si chiama Metalsistem e immette sul mercato un nuovo prodotto ogni settimana. 800 dipendenti, 100mila tonnellate di acciaio all’anno per colossi come Lidl, Ikea e Gucci. “Senza la passione”, dice, “non si fa nulla e la politica dovrebbe riscoprire il valore della gratuità”. E riguardo al Trentino: “Siamo dei privilegiati e non sappiamo di esserlo”

Tutti sanno che c’è, vedono questa grossa e, per certi versi, elegante struttura industriale alla periferia di Rovereto, tanti ci lavorano e sono tante le famiglie coinvolte tra azienda ed indotto, eppure cosa si faccia esattamente nella Metalsistem SpA resta un mistero per i più. Un mistero affascinante, come spesso accade a certe realtà produttive. La gente – si sa – si aspetta sempre risposte rassicuranti un po’ su tutto. E anche sui prodotti, se non si tratta di qualcosa che si trova in casa (nell’armadio, nel frigorifero, ecc.) allora il mistero è come se si infittisse. Riguardo alla Metalsistem, poi, “Scaffali” è la lapidaria, semplicistica risposta che vi sentirete dare se vi capitasse di domandare un po’ in giro. E che ci faccia un’azienda con 800 dipendenti nel mondo in un periodo nero per l’economia mondiale e come faccia a fare utili tra i tre e i cinque milioni ogni anno sono quesiti talmente impellenti che abbiamo deciso di andare a porre direttamente a colui che è l’artefice di tutto: Antonello Briosi. Classe 1950, una passione per la psicologia e un piglio accattivante, pacato, ma che trasuda genialità da ogni poro, un po’ alla Steve Jobs, per intenderci…

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Mario Marangoni: un highlander dell’industria italiana

Non ama molto le interviste né i giornalisti, ma per noi di Trentinomese ha fatto un’eccezione. Una vita straordinaria la sua. A partire dagli anni dell’adolescenza a Rovereto, nell’officina del padre Giuseppe, quando è scattata in lui la scintilla dell’intrapresa. Una visione chiara dell’economia mondiale che lo ha portato – assieme ai fratelli – a creare un vero e proprio impero economico nel settore degli pneumatici e dei macchinari che li producono. Non si fa pregare per dire la sua su Renzi, Ugo Rossi, la globalizzazione e... la Merkel.Leggi tutto l'articolo…

Daria de Pretis: una trentina a “Corte”

Siamo a casa sua, accanto allo studio legale dove ha lavorato per anni. Insegnamento, esercizio della professione di avvocato, carriera accademica: il suo curriculum è un rutilante bruciare le tappe. Dopo l’inaspettata nomina al rettorato dell’università trentina, nel novembre scorso Daria de Pretis è stata chiamata dal presidente Napolitano a far parte della corte costituzionale. Ci siamo fatti spiegare in cosa consiste il suo lavoro e le abbiamo chiesto un parere su alcune questioni di scottante attualità.


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Daria de Pretis: una trentina a “Corte”

Siamo a casa sua, accanto allo studio legale dove ha lavorato per anni. Insegnamento, esercizio della professione di avvocato, carriera accademica: il suo curriculum è un rutilante bruciare le tappe. Dopo l’inaspettata nomina al rettorato dell’università trentina, nel novembre scorso Daria de Pretis è stata chiamata dal presidente Napolitano a far parte della corte costituzionale. Ci siamo fatti spiegare in cosa consiste il suo lavoro e le abbiamo chiesto un parere su alcune questioni di scottante attualità.


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Aboulkheir Breigheche: “Islam significa Pace”

Arriva in Italia nel 1966, da Damasco. Dieci anni dopo, È uno dei medici più giovani d’Italia, uno dei primi stranieri. Arriva in Trentino, a Mezzocorona, dove esercita la professione per più di 20 anni. Oggi È in pensione e guida la comunità islamica del trentino alto adige. A ruota libera, ci parla delle nefandezze compiute in Siria dal regime degli Assad, dell’Isis e della fede islamica che – dice l’imam Breigheche – è la religione della fratellanza e della pace
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Aboulkheir Breigheche: “Islam significa Pace”

Arriva in Italia nel 1966, da Damasco. Dieci anni dopo, È uno dei medici più giovani d’Italia, uno dei primi stranieri. Arriva in Trentino, a Mezzocorona, dove esercita la professione per più di 20 anni. Oggi È in pensione e guida la comunità islamica del trentino alto adige. A ruota libera, ci parla delle nefandezze compiute in Siria dal regime degli Assad, dell’Isis e della fede islamica che – dice l’imam Breigheche – è la religione della fratellanza e della pace
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Luis Durnwalder: il "riposo" del guerriero



Riceve tantissime lettere tutti i giorni. “La gente – dice – si rivolge a me come se fossi ancora il governatore”. Siamo andati a trovarlo e Ci ha dato qualche consiglio per Ugo Rossi e per il Trentino, prima di lanciare una frecciatina al suo successore, Arno Kompatscher

Luis Durnwalder: il "riposo" del guerriero



Riceve tantissime lettere tutti i giorni. “La gente – dice – si rivolge a me come se fossi ancora il governatore”. Siamo andati a trovarlo e Ci ha dato qualche consiglio per Ugo Rossi e per il Trentino, prima di lanciare una frecciatina al suo successore, Arno Kompatscher

Zirele, queste conosciute!

È cubica, ma ha un nome “circolare”. È aperta a tutti i tentativi di imitazione possibili e immaginabili, eppure la produce solo la lorandi, di Damiano Casagrande, in quel di Civezzano. Una storia dolcissima, moderna e antica allo stesso tempo, che comincia all’incirca nel 1960, grazie a Tullio Lorandi e alla sua pasticceria di Trento. Nove gusti originari che ora sono diventati molti di più. E sono sbarcati all’Expo di Milano
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Zirele, queste conosciute!

È cubica, ma ha un nome “circolare”. È aperta a tutti i tentativi di imitazione possibili e immaginabili, eppure la produce solo la lorandi, di Damiano Casagrande, in quel di Civezzano. Una storia dolcissima, moderna e antica allo stesso tempo, che comincia all’incirca nel 1960, grazie a Tullio Lorandi e alla sua pasticceria di Trento. Nove gusti originari che ora sono diventati molti di più. E sono sbarcati all’Expo di Milano
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Silvia Merler: uno sguardo sul mondo



Il dibattito economico in italia? Non c’è quasi mai sostanza. Perché solo uomini in economia? spesso ci sono interessi personali. Il sistema euro? È perfettibile. Silvia Merler, 29 anni, trentina e bocconiana, vive tra milano e bruxelles, ma sta per volare negli States. È tra le personalità emergenti negli ambienti in cui si discute (e si inFluenza) l’andamento dell’economia europea e mondialeLeggi tutto l'articolo…

Silvia Merler: uno sguardo sul mondo



Il dibattito economico in italia? Non c’è quasi mai sostanza. Perché solo uomini in economia? spesso ci sono interessi personali. Il sistema euro? È perfettibile. Silvia Merler, 29 anni, trentina e bocconiana, vive tra milano e bruxelles, ma sta per volare negli States. È tra le personalità emergenti negli ambienti in cui si discute (e si inFluenza) l’andamento dell’economia europea e mondialeLeggi tutto l'articolo…

Rinaldo Detassis: in principio fu un “bidone”



Si definisce “molto fortunato”, ma l’intraprendenza e la tenacia nel corso di sessant’anni di carriera sono state decisive. la sua soddisfazione più grande? Quella di non aver mai invidiato o imbrogliato nessuno

Quando parla di sé sembra ti stia raccontando la vita di qualcun altro, con fare disarmante cerca in tutti i modi di “normalizzare” tutte le cose straordinarie che ha fatto nella vita. Ma non è solo umiltà quella di Rinaldo Detassis. È anche saggezza che fa belle le persone, ne rende piacevole la compagnia, gustoso lo scambio di opinioni, irresistibile l’aneddotica. Un racconto del passato che riesce a dare una forma ad un possibile futuro. Detassis è un raro esempio di imprenditore illuminato, innovatore in anni in cui l’innovazione era un rischio e una presunzione. Un uomo per il quale il lavoro non è mai stato una componente accessoria dell’esistenza, ma il mezzo per dare a quell’esistenza una forma e un senso profondo. Sin da quando, poco più che adolescente, preso il diploma di computista, nel 1954, comincia a fare il contabile alla Pedroni, una ditta di trasporto. Leggi tutto l'articolo…

Rinaldo Detassis: in principio fu un “bidone”



Si definisce “molto fortunato”, ma l’intraprendenza e la tenacia nel corso di sessant’anni di carriera sono state decisive. la sua soddisfazione più grande? Quella di non aver mai invidiato o imbrogliato nessuno

Quando parla di sé sembra ti stia raccontando la vita di qualcun altro, con fare disarmante cerca in tutti i modi di “normalizzare” tutte le cose straordinarie che ha fatto nella vita. Ma non è solo umiltà quella di Rinaldo Detassis. È anche saggezza che fa belle le persone, ne rende piacevole la compagnia, gustoso lo scambio di opinioni, irresistibile l’aneddotica. Un racconto del passato che riesce a dare una forma ad un possibile futuro. Detassis è un raro esempio di imprenditore illuminato, innovatore in anni in cui l’innovazione era un rischio e una presunzione. Un uomo per il quale il lavoro non è mai stato una componente accessoria dell’esistenza, ma il mezzo per dare a quell’esistenza una forma e un senso profondo. Sin da quando, poco più che adolescente, preso il diploma di computista, nel 1954, comincia a fare il contabile alla Pedroni, una ditta di trasporto. Leggi tutto l'articolo…